Che cosa è un olio essenziale?

Benvenute e benvenuti al primo post del nostro blog di informazione e aggiornamento sui prodotti aromatici.

Ho pensato che sarebbe stato utile iniziare dalle definizioni che, nel caso degli oli essenziali, sono utili ed importanti perché possono aiutare una persona non esperta a districarsi tra le tante informazioni che si leggono e si sentono, tra i vari prodotti “aromatici” presenti sul mercato, ed anche perché servono a delimitare un campo di discussione e di ricerca.

Potremmo ad esempio dire che gli oli essenziali sono sostanze ottenute dalle piante aromatiche, affini ai grassi (galleggiamo di solito sull'acqua, o comunque non si mescolano con essa), odorose, con un aroma che ricorda la pianta d'origine, volatili ed infiammabili. Potremmo dire che sono dominate (nella maggior parte dei casi) da composti chimici appartenenti alla classe dei terpeni e terpenoidi, ma che a volte contengono anche altre classi chimiche. Potremmo dire che la pianta le produce e le immagazzina in diversi tessuti, in alcuni casi in peli superficiali su foglie, fiori, steli, ecc.  In altri casi gli oli essenziali si raccolgono in sacche che possono essere superficiali (come nella buccia degli agrumi) oppure profonde (come ad esempio nel rizoma dello zenzero), o ancora che sono mescolate ad altre sostanze, come nel caso delle resine (oleoresine e oleogommoresine) sia delle conifere sia di piante esotiche come la mirra e l'incenso. Tutto questo sarebbe corretto ma si avvicina più a delle caratteristiche descrittive che ad una definizione esaustiva.  Ed una definizione è importante:

Definizione olio essenziale

Deve intendersi per olio essenziale il prodotto idrofobo della distillazione in corrente di vapore delle piante aromatiche, oppure, ma solo nel caso speciale delle bucce degli agrumi, il prodotto idrofobo della spremitura a freddo.  Normalmente il termine si riferisce al prodotto ottenuto dall’estrazione di una singola droga, dove per droga si intenda un organo o tessuto di una singola specie botanica.

Vediamo di spiegarla meglio. È una definizione di tipo procedurale, ossia non parla del contenuto, della natura dell’olio essenziale, bensì descrive le procedure adatte a produrlo. In particolare ci dice che:

  1. esistono due procedure accettate, la distillazione in corrente di vapore (spiegheremo in successivi post cosa si debba intendere) e la spremitura delle bucce degli agrumi.
  2. queste procedure vanno effettuate su materiali vegetali e non, ad esempio, animali o minerali.
  3. l’olio essenziale è idrofobo, ossia non si mescola con l’acqua.
  4. vengono estratti, di norma, da una singola parte di una specifica pianta, ad esempio dai fiori d’arancio, o dalla corteccia di cannella, o dai frutti di anice. Da questo punto di vista l’olio di foglia di cannella è distinto da quello di corteccia di cannella, e foglie e cortecce non si distillano insieme.

La definizione è simile ma non coincidente con quella redatta dall’Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione (ISO) e dalla sua branca francese (AFNOR). La loro definizione di olio essenziale infatti è:

un prodotto ottenuto a partire da una materia prima vegetale grezza, sia per distillazione con vapore o in acqua, sia con dei processi meccanici a partire dall’epicarpo dei frutti del genere Citrus, sia per distillazione a secco

In questa definizione potete notare come venga citato un terzo metodo di produzione, la distillazione secca, che viene anche chiamata distillazione distruttiva, pirogenica o empireumatica, e che si usa per “distillare” materiale legnoso, in particolare:

legni di ginepro, quali il

Nonostante il nome, questa distillazione è molto differente dalla distillazione in corrente di vapore. Mentre infatti in quest’ultima il materiale vegetale viene attraversato da una corrente di vapore acqueo che “strappa” gli oli essenziali alla pianta e li trasporta verso l’alto, nella distillazione secca il materiale da distillare viene bruciato ad altre temperature e si raccolgono i fumi della combustione, per ottenere una sostanza densa e mielosa, detta catrame.  Questo catrame contiene prodotti derivanti dalla degradazione dell’olio essenziale, e fenoli (in particolare idrocarburi aromatici policiclici), alcuni dei quali, ad esempio il benzo-alfa-pirene, sono dei cancerogeni.

Ecco perché la comunità degli aromaterapeuti non accetta l’ultima parte della definizione ISO.  Semplificando la definizione data precedentemente, potremmo dire allora che:

Un olio essenziale è quella sostanza non solubile in acqua che si ottiene quando distilliamo in corrente di vapore una pianta aromatica (oppure quando spremiamo a freddo la buccia degli agrumi)

Concludendo, tutto questo significa che oli essenziali ottenuti attraverso l’utilizzo di solventi (CO2, benzene, toluene, acetone, etanolo, esano ecc.), oppure per distillazione secca o distruttiva, oppure per distillazione molecolare (vedremo più avanti cosa sia) non sono da considerarsi veri oli essenziali.

Nei prossimi appuntamenti scenderemo più nel dettaglio delle tecniche che si usano per estrarre gli oli essenziali, ad iniziare dalla distillazione degli oli da conifere (pino mugo, abete rosso e abete bianco, ginepro), la cui distillazione inizia per l'appunto in questi mesi di fine inverno.

A presto

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