Rosmarino

Rosmarinus officinalis L., Sp. Pl.: 23 (1753)

    • Tracheophyta
      • Spermatophytina
        • Magnoliopsida
          • Asteranae
            • Lamiales
              • Lamiaceae Lindl.
                • Rosmarinus L.

Sinonimi
Rosmarinus angustifolius Mill.
Rosmarinus communis Noronha
Rosmarinus flexuosus Jord. & Fourr.
Rosmarinus latifolius Mill.
Rosmarinus laxiflorus Noë
Rosmarinus rigidus Jord. & Fourr.
Rosmarinus tenuifolius Jord. & Fourr.

Arbusto sempreverde alto fino a 1,5 m., con fiori profumati ed ermafroditi. Pianta indigena del Mediterraneo.  La pianta è menzionata nei più antichi testi greci e romani, mentre gli Egiziani lo conoscevano, o perché era coltivato o perché importato. I testi greci attribuiscono al rosmarino un effetto stimolante per la mente, e per i romani era la pianta della memoria; la pianta viene ancora oggi utilizzata con indicazioni simili. Il chemiotipo verbenone si trova principalmente in Sardegna, Corsica ed Egitto, ed è caratterizzato da un profilo chimico distinto rispetto a quello tipico del rosmarino. È un liquido mobile, da incolore a giallo pallido a giallo verdastro, con profilo aromatico gentile ma con nota balsamica e leggermente resinosa, un aroma meno canforato del rosmarino comune, e note dolcemente penetranti di limone e pepe.  In media per ottenere 1 litro di olio essenziale ci vogliono 800-1000 kg di pianta.  È un olio con importante presenza di monoterpeni come l’alfa-pinene, ed anche di canfora, ma che presenta la caratteristica di essere ricco in acetato di bornile, borneolo e verbenone. Tradizionalmente utilizzato in fragranze fresche ed erbacee, per preparazioni da bagno (bagni schiuma, cristalli da bagno ecc.), shampoo e prodotti per i capelli, profumazioni fini, soprattutto come parte di accordi di felci aromatiche in tutte le profumazioni e deodoranti ambientali.  Evitare uso orale in bambini di età inferiore ai 15 anni, donne incinte o in allattamento; evitare la nebulizzazione diretta o l’applicazione sul viso in bambini di età inferiore ai 5 anni

Sinonimo botanico

Rosmarinus angustifolius Mill.
Rosmarinus communis Noronha [I
Rosmarinus flexuosus Jord. & Fourr.
Rosmarinus latifolius Mill.
Rosmarinus laxiflorus Noë
Rosmarinus laxiflorus Noë ex Lange
Rosmarinus officinalis var. angustifolius (Mill.) DC.
Rosmarinus officinalis var. angustissimus Foucaud & E.Mandon
Rosmarinus officinalis var. latifolius (Mill.) DC
Rosmarinus officinalis subsp. laxiflorus (Noë) Nyman
Rosmarinus officinalis var. nutans Cout.
Rosmarinus officinalis subsp. palaui (O.Bolòs & Molin. ) Malag.
Rosmarinus officinalis var. palaui O.Bolòs & Molin.
Rosmarinus officinalis var. prostratus Pasq.
Rosmarinus officinalis var. rigidus (Jord. & Fourr.) Cariot & St.-Lag.
Rosmarinus palaui (O.Bolòs & Molin. ) Rivas Mart. & M.J.Costa
Rosmarinus prostratus Mazziari
Rosmarinus rigidus Jord. & Fourr.
Rosmarinus serotinus Loscos
Rosmarinus tenuifolius Jord. & Fourr.
Salvia fasciculata Fernald
Salvia rosmarinus Schleid.

Taxa infraspecifici: sottospecie, varietà, cultivar, chemiotipi

Oltre al chemiotipo verbenone esistono almeno altri sei CT:
1. 1,8-cineolo
2. acetato di bornile, canfora e verbenone
3. borneolo
4. canfora
5. β-mircene
6. α-pinene

I CT cineolo e canfora sono molto simili per quanto riguarda la composizione chimica (a parte la classe principale)

Altre specie

Il genere Rosmarinus include solo cinque specie ed una varietà:
Rosmarinus officinalis L.
Rosmarinus eriocalyx Jord, Fourr
Rosmarinus eriocalyx var. pallescens (Maire) Upson & Jury
Rosmarinus x lavandulaceus Noe
Rosmarinus × mendizabalii Sagredo ex Rosua
Rosmarinus tomentosum Hub.-Mor, Maire

Descrizione botanica

È un arbusto sempreverde, di altezza fino a 1,50 m.
Fusti legnosi, angolosi, prostrati-ascendenti, molto ramificati.
Foglie coriacee, opposte, sessili, lineari, intere (2-3 x 15-25 mm), lamina adassiale di colore verde scuro, sub-glabra, lucida; lamina abassiale densamente bianco stellato-tomentosa con molto peli corti [Corbetta 2001], con margine intero revoluto, sessili a picciolo corto.
Fiori profumati, 10-12 mm, ermafroditi, azzurro-violetti, all’ascella delle foglie. Hanno calice bilabiato, ca. 4 mm con labbro superiore sub-circolare e i denti del labbro inferiore ovato-triangolari. Corolla azzurro-viola, con due stami.
La fioritura nelle zone mediterranee dura quasi tutto l’anno. con fiori profumati ed ermafroditi, impollinati dalle api.
Il frutto è un tetrachene ovale schizocarpo marrone.
Il nome Rosmarino significa “rugiada di mare”, forse perché il suo habitat naturale è quello delle coste rocciose che ricopre le piante di uno spray di acqua marina. La pianta è menzionata nei più antichi testi greci e romani, mentre gli Egiziani lo conoscevano, o perché era coltivato o perché importato.
Corbetta F, De Santis A, Forlani L, Murari G: Piante officinali italiane: Il “nuovo Lodi”. Edagricole; 2001.

Habitat e coltivazione

La specie è originaria delle zone sabbiose e rocciose dell’Europa meridionale, in particolare del Mediterraneo, e ha bisogno di protezione invernale nelle regioni settentrionali d'Europa e degli Stati Uniti [6, 7]. Preferisce macchia e luoghi aridi e soleggiati fino a 1500 m.
La normale riproduzione avviene per talee.
I maggiori paesi produttori sono Spagna, Marocco e Tunisia. Altri paesi produttori sono Francia, Italia, Algeria, Turchia, Portogallo; poi Russia, Cina e paesi Balcanici. In Italia si trova vicino al mare in Liguria, Centro e Sud Italia e le isole [6]. Si coltiva in Europa e Nord America in temperato ai climi temperato-freddo

Il chemiotipo verbenone si trova principalmente in Sardegna, Corsica ed Egitto.
Predilige terreni calcarei. Tollera un pH del suolo compreso tra 4.5 e 8.7. Nei terreni fertili, la pianta è molto vigorosa, ma poco aromatica; vegeta perfettamente negli ambienti aridi poiché le strutture fogliari sono xeromorfe, mentre risente molto del freddo e delle gelate invernali. La reazione del terreno influenza la composizione dell’olio essenziale; su suoli basici il rosmarino produce un olio essenziale con elevato contenuto in canfora, mentre su suoli acidi produce un olio con molto terpineolo, eucaliptolo e geraniolo.

Propagazione
La propagazione per talea è il metodo più semplice ed utilizzato, in quanto consente di ottenere piante identiche al genitore parentale, omogenee e con un apparato radicale ben sviluppato. Le talee di legno semimaturo sono costituite da rametti di un anno, di 10-15 cm di lunghezza. Le talee si preparano tagliando, in primavera o a fine estate, delle sezioni, non più lunghe di 15 cm, dai rametti legnosi e vengono poste a radicare in vivaio, trattate con ormoni rizogeni per favorire la radicazione, all’inizio della primavera o in autunno, a seconda del periodo dell’impianto Per facilitare la radicazione è consigliato eliminare dalle talee tutte le foglie presenti nella parte destinata ad essere interrata.
Sesto d’impianto: distanze di 50-80 cm sulla fila e 100-160 cm tra le file. La densità si aggira intorno a 15-20 mila piante ha-1. Il rosmarineto può essere realizzato anche su file binate, con distanze tra le file e sulla fila di 20-30 cm e 150 cm tra le bine.. Il trapianto delle talee radicate può avvenire manualmente o meccanicamente mediante trapiantatrici da tuberi opportunamente modificate. Negli ambienti a clima mediterraneo, l’epoca ottimale per l’impianto è quella autunnale. Il rosmarino, in condizioni ottimali di coltivazione, ha una durata economica di circa 10 anni.

Coltivazione
La preparazione del terreno avviene mediante aratura 30-35 cm, seguita da erpicature e scerbature, allo scopo di eliminare le erbe infestanti ed ottenere un terreno idoneo ad accogliere le piantine. Nella fase post-impianto, si praticano solitamente n. 2-3 erpicature anno-1 nell’interfila a scopo diserbante.
Per favorire l’attecchimento, nel momento del trapianto, può essere necessaria una irrigazione di soccorso, così anche nel periodo primaverile-estivo a causa del clima caldo tipico dei paesi mediterranei.
Nel secondo anno d’impianto è consigliata una potatura, per favorire la formazione di un buon cespuglio, con l’emissione di nuovi getti dalla base della pianta. Negli anni successivi è da prevedere la rimozione di rami secchi.
La pianta non si avvantaggia in maniera significativa della distribuzione di concime, quindi è inutile effettuare fertilizzazioni in copertura. Per il controllo delle malerbe sono previste sarchiature nell’interfila.

Parte usata

Il miglior OE si ricava dalle cime fiorite, ma la maggior parte dell’OE sul mercato è ottenuta da foglie cimali e rametti freschi, senza parti legnose.

Metodi di raccolta

Le sommità fiorite vengono raccolte preferibilmente in piena fioritura (Marzo-Luglio) in giornate calde ed assolate, usando solo materiale giovane e flessibile.
La raccolta può essere realizzata manualmente o meccanicamente mediante falcia-caricatrici, tagliando le sommità fiorite della pianta ad un’altezza minima dal suolo di 30 cm che permette una rapida ripresa vegetativa della pianta. Il primo taglio si effettua normalmente dopo circa 12-18 mesi dal trapianto delle piantine; in condizioni particolari, esso può essere realizzato dopo circa 6 mesi dal trapianto.

Rese in pianta fresca

1–2 t/ha, al primo anno, ma dal secondo anno in poi la produzione aumenta Nel corso dell’anno possono essere anche eseguiti due tagli. Ad ogni taglio le rese di raccolto fresco sono di circa 1000-1500 kg /ha, da destinare alla distillazione

Trattamento post-raccolta

Tentare due opzioni:
1. Distillare immediatamente dopo il raccolto.
2. Distillare dopo avere lasciato la materia a seccare all’ombra ben distesa per 2-7 giorni.

Parametri di distillazione

La distillazione acqua-vapore dei fiori è migliore di quella in corrente di vapore (si ottiene un OE più morbido e floreale), ma la seconda è utilizzata per ramoscelli e foglie.
In questo caso pressare il materiale in modo da raggiungere in media una densità pari a 0,25-0,3 kg/litro, e distillare per 1,30-2,00 ore.

Rese in olio essenziale

0,5-2% (media 0,8%)), pari a 10-40 kg/ha (max 60 kg/ha), se fresca. Dopo due giorni di essiccazione all’ombra si possono avere rese dello 0,8-2,6%.
In Sicilia tra 0.6 e 4.1%, con una media di 1.5%, oppure tra 0,7 e 2,8 con media di 1,2<%.

Descrizione dell'olio

È un liquido mobile, da incolore a giallo pallido a giallo verdastro, con profilo aromatico gentile, dolce ma con nota balsamica, cineolica, un aroma meno canforato del rosmarino comune, e note dolcemente penetranti di limone e pepe. Mostra anche un debole carattere legnoso, fresco erbaceo e leggermente resinoso. La qualità, che è molto pulita e quasi mentolata, dura fino alla nota di mezzo. La nota finale è morbidamente erbacea, con un profilo tra il cineolico
e il borneolico.
È un olio con importante presenza di monoterpeni come l’alfa-pinene, ed anche di canfora, ma che presenta la caratteristica di essere ricco in acetato di bornile, borneolo e verbenone. Altri composti presenti in percentuali significative sono il canfene, il beta-fellandrene ed il limonene, oltre agli alcoli terpinen-4-olo, alfa-terpineolo, geraniolo e linalolo.
Mookherjee e collaboratori (1989) hanno riscontrato che il profumo dell’OE è generalmente dominato dall’1,8 cineolo (44,8%).

Adulterazioni

Può essere falsificato con addizione di cineolo e vari terpeni, OE di cipresso, di canfora, Eucalyptus globulus e radiata, frazioni di trementina, scarti della produzione del terpineolo sintetico, frazioni leggere di OE di legno di Cedro e Salvia spagnola. L’OE di bassa qualità di provenienza spagnola è spesso deterpenato per migliorarne la qualità.

Uso storico

La pianta è menzionata nei più antichi testi greci e romani, mentre gli Egiziani
lo conoscevano, o perché era coltivato o perché importato.
I testi greci attribuiscono al rosmarino un effetto stimolante per la mente, e
per i romani era la pianta della memoria; la pianta viene ancora oggi utilizzata
con indicazioni simili.
Plinio e i medici arabi di Sapin, incluso Ibn Baytar, del 13o secolo dichiarano che il rosmarino (Herba Rosmarinii, Anthos) era una merce comune tra i mercanti di erbe aromatiche. Ritenuto un rimedio importante nel Medio Evo, John Philip de Lignamine (Conservatorium Sanitatis 15thc, Cap 81) lo descrive come un condimento usuale per la carne salata (Fluckiger & Hanbury 1885)
In epoca moderna la pianta e l’OE sono stati utilizzati come rimedio stomachico, stimolante circolatorio, antireumatico, analgesico e abortifacente. La pianta è stata fumata come rimedio per l’asma e bruciata come incenso.

L

Uso in profumeria

Tradizionalmente utilizzato in fragranze fresche ed erbacee, per preparazioni
da bagno (bagni schiuma, cristalli da bagno ecc.), shampoo e prodotti per i
capelli, profumazioni fini, soprattutto come parte di accordi di felci aromatiche
in tutte le profumazioni e deodoranti ambientali. Insieme a bergamotto e neroli è ingrediente principale di molte acque di Colonia.

Tossicità

L’unico CT che abbia passato una serie completa di test tossicologici è quello a cineolo, che è anche quello più comune sul mercato. Sia i dati chimici che quelli tossicologici sono quindi riferiti in linea di massima a questo CT.
Il Rosmarino tunisino ha una percentuale di canfora più bassa di quello spagnolo ed è quindi preferibile (la canfora è neurotossica; Tisserand, Balacs, 1995).

Tossicità (dati relativi a CT cineolo)
LD50 orale acuto = 5 g/Kg
LD50 dermico = 10 g/Kg
Dose media letale calcolata per un bambino di 3 anni = 70 ml

Reazioni allergiche o irritative
Nessuna reazione irritativa o fototossica alla diluizione del 10% (CT α-pinene/
canfene/cineolo) (Kligman, 1971).
Qualche caso riportato di dermatiti da contatto per OE o per preparazioni cosmetiche in soggetti ipersensibili (Klarmann, 1958; Greenberg, Lester, 1954).
L’assoluto causa reazioni allergiche alla diluizione dello 0,12% in soggetti sensibilizzati (Bouhlal, 1989).
L’estratto a CO2 causa reazioni allergiche allo 0,25% in soggetti sensibilizzati (Bouhlal, 1989).

Considerazioni sul CT canfora
Effetto neurotossico inferito della percentuale in canfora (Tisserand, Balacs, 1995), sostanza che può causare convulsioni epilettiformi se assunta in sufficiente
quantità. I segni di avvelenamento da canfora sono: nausea, vomito, vertigini, confusione, delirio, convulsioni, coma, insufficienza respiratoria e decesso. Vi sono stati casi di collasso immediato dopo un’applicazione di canfora alle narici di bambini. Viene inoltre assorbita facilmente per via transdermica.
Quanto questi dati siano riferibili all’OE di rosmarino CT canfora non è chiaro, non esistendo studi di qualità su OE ed epilessia. Spesso, infatti, gli studi non definiscono con esattezza l’origine botanica, la composizione del materiale ecc. Tipico esempio lo studio di Burkhard e collaboratori (1999) che non specifica in dettaglio la natura degli OE di rosmarino studiati, e che comunque riporta solo 3 casi. Questo studio indica come probabili responsabili delle convulsioni non solo la canfora, ma tutti i chetoni monoterpenici come pinocanfone, tujone, cineolo, pulegone, acetato di sabinile, e fencone.
A prescindere dalla certezza del legame tra rosmarino CT canfora ed epilessia, è in ogni modo necessaria cautela in gravidanza e in infanti e bambini.

Cautele

Percentuale cutanea massima 6,5%
Dose media consentita in creme cosmetiche = 1%
Dose media consentita in profumi = 0,1%
Dose adulta giornaliera massima 192 mg
Evitare uso orale in bambini di età inferiore ai 15 anni, donne incinte o in allattamento
Evitare la nebulizzazione diretta o l’applicazione sul viso in bambini di età inferiore ai 5 anni
Cautela in caso di pelle sensibile o danneggiata
Tenere lontano dalla portata dei bambini
Non utilizzare vicino agli occhi
Cautela in casi di epilessia e febbre

Solubilità

Solubile 1:5-1:10 v/v in alcol a 80%, 2:1-1:2 v/v in alcol a 90%.
In tutte le proporzioni in alcol 95%

Tassonomia

Il Rosmarinus officinalis Linnaeus [Sp. pl. 01:23. 1753], è un taxon appartenente alla famiglia delle Lamiaceae Martinov, [sin .: Labiatae Jussieu], nell'Ordine delle Lamiales.
Le Lamiaceae sono di solito piante erbaceae (raramente alberi e viti) con una distribuzione in tutto il mondo; la famiglia contiene 236 specie in 7 sottofamiglie (Germplasm Online Database; Angiosperm Phylogeny Website; The Plant List).
Il genere Rosmarinus L. è molto piccolo, contenente da 2 a 5 specie mediterranee (a seconda degli autori) (Germplasm Online Database, The Plant List, Mabberley 2008), e forse è parte del genere Salvia.
Rosmarinus officinalis L. appartiene alla sottofamiglia Lamioideae Harley
Il nome Rosmarinus deriva dal latino Ros marinus (Ros Maris da Orazio) che significa "rugiada del mare", a causa dei suoi habitat marini (Lapucci, Antoni 1994).
In Grecia si chiama Dendrolibano, che significa "pianta di incenso profumato" (Lapucci, Antoni 1994).

Classificazione A.P.G.
Spermatofite
Magnoliopside (Angiosperme)
Eudicots (Dicotiledoni s.s.)
Eudicots Centrali
Eausteridi I (Lamiidi)
Lamiales Bromhead
Lamiaceae (= Labiatae)
Lamioideae Harley
Rosmarinus
Rosmarinus officinalis L.
Fonti
Germplasm Online Database http://www.ars-grin.gov/cgi-bin/npgs/html/taxon.pl?12676
Angiosperm Phylogeny Website. Version 12 http://www.mobot.org/MOBOT/research/APweb/
The Plant List. Version 1.1 http://www .theplantlist.org/
Mabberley DJ: Mabberley’s Plant-Book. 3rd Edition edn. Cambridge: Cambridge University Press; 2008.
Lapucci C, Antoni AM: Erbolario familiare. Storia e magia delle erbe. Milano: Ponte alle Grazie; 1994.

Molecole

  • (R)-(+)-Verbenone 7,600% - 12,300%
  • Acetato di bornile 2,000% - 7,600%
  • Canfene 1,600% - 3,700%
  • Canfora 11,300% - 14,900%
  • Linalolo 5,400% - 6,600%
  • p-Cimene 1,800% - 6,300%
  • terpinen-4-olo 2,200% - 2,900%
  • α-fellandrene 0,500% - 2,200%
  • α-pinene 2,500% - 9,300%
  • α-terpineolo 3,300% - 4,900%
  • β-cariofillene 1,500% - 2,800%
  • β-Mircene 0,500% - 5,400%
  • β-pinene 1,200% - 1,800%