Lentisco

Pistacia lentiscus L., Sp. Pl.: 1026 (1753).

    • Tracheophyta
      • Spermatophytina
        • Magnoliopsida
          • Rosanae
            • Sapindales
              • Anacardiaceae

Sinonimi
Lentiscus massiliensis Fourr.
Lentiscus vulgaris Fourr.
Terebinthus lentiscus (L.) Moench
Il lentisco (o lentischio) è una pianta sempreverde arbustiva alta fino a 3 metri, o raramente un alberello alto fino a 8 metri, con corteccia bruno-rossastra e legno di color roseo, foglie alterne, lisce, di color verde scuro. Esistono piante maschili e femminili, che portano quindi fiori diversi; i fiori maschili sono vistosi per la presenza di stami di colore rosso vivo; i fiori femminili sono verdi e non presentano petali. È una pianta tipica della macchia mediterranea sempreverde, eliofila, termofila e xerofila che si trova dal livello del mare fino a 600 metri, molto adattabile, che resiste bene a condizioni di prolungata aridità.  Da relativamente pochi anni è iniziata, in Sardegna, Corsica, Creta e poche altre località, la produzione di olio essenziale per distillazione in corrente di vapore dalle foglie della pianta in fiore.  L’olio essenziale di qualità ottenuto per distillazione in corrente di vapore delle foglie ha un aroma sorprendente, fresco, verde, legnoso e molto simile al galbano, con nota speziata.  L’olio essenziale di lentisco è relativamente costoso perché ha una resa bassa, per ottenere un litro di olio essenziale sono necessari fino a 600 kg di materiale.Effetti
La presenza di monoterpeni (α e β-pinene, limonene) suggerisce la possibilità che l’olio abbia attività balsamica ed espettorante, mentre la presenza di alcoli come il terpinen-4-olo ed il terpineolo rafforza l’ipotesi di una attività antimicrobica. L’olio ha anche mostrato una buona attività antiossidante ed antinfiammatoria, mentre la presenza di mircene suggerisce una possibile attività analgesica periferica.
Sono stati riportati due casi di una eruzione cutanea rara, detta pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP), normalmente di origine iatrogena, dopo l’assunzione di olio essenziale di Pistacia lentiscus.

Sinonimo botanico

Lentiscus massiliensis Fourr., Ann. Soc. Linn. Lyon, n.s., 17: 195 (1869).
Lentiscus vulgaris Fourr., Ann. Soc. Linn. Lyon, n.s., 16: 356 (1868).
Pistacia lentiscus f. latifolius (Coss.) Bolzon, Nuovo Giorn. Bot. Ital., n.s., 20: 328 (1913).
Pistacia lentiscus var. latifolius Coss.
Terebinthus lentiscus (L.) Moench, Methodus: 345 (1794).

Descrizione botanica

Il lentisco (o lentischio) è una pianta sempreverde a portamento arbustivo alta fino a 3 metri, anche se sono stati osservati esemplari a portamento arboreo alti fino a 8 metri
La corteccia è bruno-rossastra (ma cinerina nei giovani rami) e il legno è di color roseo
Le foglie sono alterne, lisce, di color verde scuro, composte da 6-10 segmenti ellittico-lanceolati a margine intero e apice ottuso.
Esistono piante maschili e femminili, che portano quindi fiori diversi (dioici) raggruppati in pannocchie cilindriche brevi e dense; i fiori maschili sono vistosi per la presenza di stami di colore rosso vivo; i fiori femminili sono verdi con ovario supero e non presentano petali.
I frutti sono drupe di 4 - 5 mm di diametro , carnose, rossastre, tendente al nero a maturità (Pignatti, 2003; Conti, 2005).
L'olio essenziale è localizzato principalmente nelle foglie, in particolare nello sclerenchima, con una percentuale minore localizzata nei dotti secretori del parenchima corticale.

Habitat e coltivazione

Anche se ora coltivata nella regione del Mediterraneo occidentale, l'albero ha avuto origine nelle regioni orientali. È una pianta tipicamente parte della macchia mediterranea sempreverde, e si ritrova spesso in associazione a olivastro (Olea europaea L. var. oleaster), fillirea (Phyllirea latifolia) ed mirto (Myrtus communis), oltre che Arbutus unedo, Cistus incanus, Lavandula stoechas, Quercus coccifera, Calamintha nepeta, e Melissa officinalis; è pianta eliofila, termofila e xerofila che si trova dal livello del mare fino a 600 metri, molto adattabile, per il terreno, predilige però suoli silicei. Resiste bene a condizioni di prolungata aridità, mentre teme le gelate. (Pignatti, 2003; Conti, 2005; Vokou et al. 2012).
Presenta una elevata variabilità morfologica e chimica, ed un elevato polimorfismo genetico, forse per permettere una adattabilità a vari habitat (Barazani et al. 2003).
Non è una specie colonizzatrice ma può assumere l’aspetto dominante nelle fasi di degradazione della macchia, in particolare dopo ripetuti incendi
La fioritura ha luogo in primavera, da aprile a maggio. I frutti rossi sono ben visibili in piena estate e in autunno e maturano in inverno.

Parte usata

Della pianta si ricavano almeno due droghe la resina (mastice) e l’olio essenziale ricavato dalle foglie della pianta in fiore (olio essenziale di lentisco). Esiste anche un olio essenziale distillato dalla resina.
Fino a non molto tempo fa la parte più conosciuta del lentisco, la droga ufficiale, era la resina essudata dal fusto e dai ramoscelli (gomma o mastice di lentisco), ed anche l’olio essenziale da distillazione della resina (olio essenziale di mastice), ma in realtà della pianta si utilizzano anche le foglie, e in misura minore la corteccia, ed i frutti sono stati usati per ricavare un olio grasso alimentare (detto Stincu in Sardegna). Da qualche tempo dalle foglie della pianta in fiore si ricava, per distillazione in corrente di vapore, un olio essenziale (olio essenziale di lentisco).

Metodi di raccolta

Si raccolgono foglie e ramoscelli giovani nel periodo di fioritura (di solito maggio).

Trattamento post-raccolta

Normalmente le foglie vanno distillate subito dopo la raccolta, nella stessa giornata, ma alcune sperimentazioni hanno mostrato che il materiale appassito per sette giorni all’ombra aumenta le rese. Non sono note però le conseguenze qualitative.
Secondo i ricercatori la distillazione di foglie appassite per un massimo di 7 giorni all’ombra è preferibile a quella di foglie fresche o secche (+ di 7 gg).
La resa al 7° giorno di appassimento è di 0,42%, contro lo 0,323% della pianta fresca, e lo 0,327% della pianta secca dopo 15 gg.

Parametri di distillazione

Distillazione in acqua o in corrente di vapore per 4 ore.
Con la distillazione in acqua il 75% dell’olio essenziale si recupera in 30 minuti. Dopo questo periodo di veloce estrazione (corrispondente forse all’estrazione dell’olio contenuto nello sclerenchima fogliare) si nota un’evoluzione più lenta del contenuto in olio, forse in corrispondenza con l’estrazione dell’olio contenuto nel parenchima corticale.
La curva di estrazione risponde ad un modello di cinetica a due costanti temporali e non solo una, come nei modelli più semplici.
La distillazione di foglie intere è da preferirsi a quella delle foglie sminuzzate
La distillazione in acqua abbondante sembra favorire la resa
La distillazione prolungata porta a rese maggiori

Rese in olio essenziale

0.2-0,4%

Descrizione dell'olio

L’olio mostra una grande variabilità, ed oli essenziali provenienti da differenti aree geografiche hanno composizioni anche molto differenti tra loro, anche se è certamente caratterizzato da monoterpeni come α e β-pinene.
Sembra ad esempio che il mircene caratterizzi (19-25%) l’OE da piante spagnole e siciliane (Calabro e Curro, 1974; Boelens e Jemenez, 1991), ma anche un olio greco (Magiatis et al. 1999) con mircene al 20%, germacrene D al 13% e trans-cariofillene all’8%. L’α-pinene caratterizzerebbe la produzione francese (al 16%) (Buil, 1975), e il δ-3-carene (al 65%) quella egiziana (De Pooter, 1991). In Algeria sono stati individuati almeno tre chemiotipi legati all’altitudine, il primo (altitudine elevata) a β-cariofillene (12%), δ-cadinene (9.3%) e a-pinene (6.3%), il secondo (ad altitudine media) a β-cariofillene (11.5%), δ-cadinene (8.6%) e cariofillene ossido (6.8%), ed il terzo (ad altitudine ridotta) a δ-cadinene (10.9%), cubebolo (10.5%) e β-bisabolene (7.7%) (Said et al. 2011).
In genere è interessante la presenza di vari sesquitereni: D-germacrene (9%) (Boelens e Jemenez, 1991), il β-caryophyllene (3.5 - 9%) (Buil, 1975; Boelens e Jemenez, 1991), δ-cadinene e α-cadinolo (6% di ognuno) (Buil, 1975), β-bisabolene, β-bourbonene e caryophyllene oxide (circa 3 - 4% di ognuno) (De Pooter, 1991).
Particolarmente interessante l’olio essenziale dal Marocco, fortemente caratterizzato da germanicolo (12.8%), tunbergolo (8.8%), himachalene (7.4%), trans-squalene (6.7%), terpinil propionato (6.7%), 3,3-dimentolo (6.2%) cadina-1.4-diene (5.1%) (Mharti et al. 2011)
La produzione sarda sarebbe caratterizzata dal terpinen-4-olo (al 14-28%) (Castola, 2000; Barra et al. 2007), ma altri composti rilevanti sono α-pinene (14.8-22.6%), il β-mircene (1-19.4%), il p-cimene (1.6-16.2%), il β-pinene, limonene, α-fellandrene, γ-terpinene e γ-terpineolo (Barra et al. 2007)

Uso storico

Mentre la pianta ha sicuramente un'antica storia di utilizzo da parte dell'uomo, storicamente la parte usata è sempre stata la resina, per cui i dati storici sulle foglie (e quindi sull'olio essenziale da foglie) sono scarsissimi. Le foglie di lentisco sono state usate come fonte di tannini per la tintoria, e come rimedio per diarrea e febbre in Libano (Duke). Durante il Medioevo tutte le parti della pianta (foglie, ramoscelli, fiori) erano oggetto d’importazione, e come tali erano considerati exotica dagli apotecari (Riddle 1992).

La storia della resina è invece molto ricca, e la riporto di seguito per completezza d'informazione e per cultura generale sulla pianta. È importante però sottolineare che questi dati storici non possono essere presi automaticamente come rilevanti per l'utilizzo dell'olio essenziale da foglia.

Il mastice era usato nell’Antico Egitto per l’imbalsamazione insieme ad altre resine (Nicholson et al. 2011), e viene menzionato nel Vecchio Testamento (Susanna 1:54, Libro di Daniele 13:54 -  "Ora dunque, se tu hai visto costei, di': sotto quale albero tu li hai visti stare insieme?». Rispose: «Sotto un lentisco»”). Avicenna lo cita nel suo Canone come trattamento per emorragia uterina anormale (Mobli et al. 2015) e come pianta epatoprotettiva (Shamsi-Baghbanan et al. 2014).
Mosè Maimonide (Meyerhof 1979) offre tre fonti botaniche per il mastice: 
1. mastika, la trascrizione arabo-siriaca del termine greco mastikhe, che designa la Pistacia lentiscus L.;
2. Habba Hadra, che in realtà mette insieme due specie, Pistacia lentiscus e Pistacia therebinthus;
3. Butm, che anch’esso designa sia “l’albero del mastice mastaka”, in realtà Pistacia therebinthus, e “il therebinth selvaggio ... ad-darw (il lentisco)”, la vera Pistacia lentiscus L.
L’isola greca di Chios era una importante fonte di mastice utilizzato dai Greci sia come ingrediente degli incensi, sia come una specie di gomma da masticare (da qui infatti il verbo masticare). 

Il mastice era certamente ben noto a Salerno, dal momento che è citato da Trota (Trotula) (Hiersemann 1921), Circa Instans e Alexander (entrambi citati da Rufinus, in Thorndike 1946), e Costantino l'Africano (Malato e de Martini 1962).
Rufinus (Thorndike, 1946) cita la spiegazione di Dioscoride secondo il quale il mastice è la resina dell'albero chiamato lentisco. Egli cita inoltre Circa Instans, Alexander, il Liber Graduum e Ysaac.
Tutti gli autori concordano sul fatto che il mastice è caldo e secco nel 2° grado. Circa Instans e Alexander danno una descrizione dettagliata, sostenendo che la resina ha proprietà emostatiche, vulnerarie, consolidanti e di supporto. La sua azione principale è detta essere sullo stomaco e la digestione in generale: aiuta la digestione nei convalescenti e nei pazienti debilitati, elimina il vento e la distensione addominale, calma il vomito e la diarrea violenta. Inoltre impedisce problemi e dolori controllando il flusso di umori dalla testa agli occhi e denti e dallo stomaco alla testa, ed eliminando umori superflui dal cervello. Guarisce le gengive e consolida i denti. Riduce gonfiori e distensione nel fegato e intestino derivanti dal consumo di umori freddi (grazie alle sue azioni di essiccazione e di riscaldamento) e riduce la bile gialla di foruncoli e bolle.

La Tavola Salernitana elenca il lentisco come emostatico, secco nel 2° grado (la resina) o nel 3° (il lentisco). Come con quasi tutti i semplici nella categoria calda e secca, Costantino l'Africano lo considera un tonico per la libido (coitus excitant).
Un diario di un farmacista del XIV secolo a Imola (Gaddoni e Bughetti 1995) ha undici voci per mastice (mastrexe) tra maggio 1356 e ottobre 1367.
Anche Durante (1585) distingue tra usi interni ed esterni. Internamente usa frutti, radici, cortecce e foglie per la dissenteria e la diarrea, sangue nell'espettorato ('sputi del sangue'), ulcere gastrointestinali e uterine. Egli usa la resina per lo stomaco, intestino e fegato deboli, e per la tosse 'vecchia'. Esternamente usa una decozione delle foglie come vulneraria e astringente (applicazione per ferite e fratture, collutorio per gengive e denti, e come lozione per fermare la menorragia)
L'azione più importante del mastice è un'azione non direttamente comprensibile attraverso la teoria umorale. Ha la capacità di “portare” le cose insieme, grazie alla sua natura “costrittivoa” e “glutinosa”. E 'quindi un vulnerario ed emostatico, ma anche un “riduttivo” in quanto riduce gli umori in eccesso. Per lo stesso motivo, è un rimedio di sostegno che rende le cose più solide e forti. Essendo caldo e secco è un tonico e supporta tutti i membri del corpo, soprattutto il fegato e lo stomaco.
Il Balsamo di Gerusalemme, formulato nel 1719 nella farmacia del monastero del Santo Salvatore nella vecchia Gerusalemme, era estremamente famoso, tanto che se ne trovano ancora oggi delle varianti nelle Farmacopee. In una delle molte varianti della formula del Balsamo è presente il mastice insieme ad altre tre piante: incenso (Boswellia spp.), mirra (Commiphora spp.), ed aloe (Aloe sp.) (Moussaieff et al. 2005)

Il mastice era presente nella USP VII (United States Pharmacopoea VII) e nel National Formulary IV come ingrediente delle pillole di aloe e mastice.
Con il nome di mastice di Bombay veniva venduta nei mercati indiani una resina probabilmente derivata dalla Pistacia terebinthus, che ha colore simile ma più scuro del vero mastice, ma non è altrettanto profumata

Veniva usato in epoca antica in caso di stomaco debole, emottisi, leucorrea, diarrea cronica ecc., ma l’uso interno è lentamente scemato fino quasi a sparire. Un’infuso acquoso veniva usato nei paesi arabi per il cholera infantum, e in Grecia si usava per cataplasmi con pane e vino rosso. Veniva anche usato come riempitivo per le carie dentali. In Turchia era molto usato come masticatorio dalle donne per profumare l’alito e mantenere denti e gengive sani. Ancora ai primi del 900 veniva usata come ingrediente per i bendaggi delle ferite, per prevenire le infezioni batteriche. Tale linimento era chiamato mastisol.
In Toscana la resina viene usata come analgesico, antinfiammatorio ed astringente l decotto delle foglie si usa come sciacquo orale in caso di mal di denti; le foglie fresche vengono masticate come disinfettante per denti e gengive; nel passato le bacche venivano usate per produrre un olio da cottura (Elba, Capraia - Uncini Manganelli, Tomei 1999)

Tossicità

Sono stati riportati due casi di una eruzione cutanea rara, detta pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP), normalmente di origine iatrogena, dopo l’assunzione di olio essenziale di Pistacia lentiscus (Zaraa et al. 2012).
Non ci sono al momento risultati formali sulla capacità dell’olio essenziale di causare sensibilizzazioni allergiche.

Cautele

Sono stati riportati due casi di una eruzione cutanea rara, detta pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP), normalmente di origine iatrogena, dopo l’assunzione di olio essenziale di Pistacia lentiscus.

Tassonomia

Divisione Tracheophyta
Sottodivisione Spermatophytina
Classe Magnoliopsida
Superordine Rosanae
Ordin Sapindales
Famiglia Anacardiaceae
Genere Pistacia L.
Specie Pistacia lentiscus L.

Molecole

  • (+)-Limonene 6,000% - 13,000%
  • (-)-α-pinene 18,000% - 79,000%
  • Canfene 1,720%
  • Germacrene D 1,480% - 13,000%
  • p-Cimene 4,000% - 16,200%
  • Sabinene 0,700% - 1,000%
  • terpinen-4-olo 10,000% - 28,000%
  • α-fellandrene 10,710%
  • α-Terpinene 3,370%
  • α-terpineolo 5,000%
  • β-cariofillene 12,000%
  • β-fellandrene 4,000% - 5,000%
  • β-Mircene 6,000% - 14,000%
  • β-pinene 3,000% - 12,000%
  • γ-terpinene 4,450%
  • δ-Cadinene 4,000% - 7,000%