Lavandino

Lavandula x intermedia Emeric ex Loisel.

    • Tracheophyta
      • Spermatophytina
        • Magnoliopsida
          • Asteranae
            • Lamiales
              • Lamiaceae Lindl.
                • Lavandula L.

Sinonimi
Lavandula x burnati Briq.
Lavandula hybrida Reverchon
Lavandula x hortensis Hy
Il lavandino è una specie ibrida, risultante dall’incrocio tra Lavandula angustifolia e Lavandula latifolia, esistente in varie forme e cloni, sia naturali sia sviluppati dall’uomo.
Come i suoi progenitori, il lavandino è una pianta perenne a forma arbustiva, sempreverde, ma è più vigorosa ed alta, da 60 a 150 cm, con foglie più larghe di quelle della lavanda vera, di colore più grigio-verde. A differenza della lavanda vera, i fusti fiorali sono ramificati e portano tre infiorescenze, più lunghe e compatte. È nata in Spagna, Francia ed Italia, zone dove le due specie parentali si incontrano naturalmente, e cresce bene fino a 700 mslm.
Molto comune in coltivazione, più della lavanda, perché ha una resa più elevata ed è più rustica. L’olio essenziale va dall’incolore al giallo pallido, con odore fortemente erbaceo ed una nota molto fresca dovuta alla presenza di canfene, e che non va confusa con la nota canforata che non dovrebbe essere troppo dominante. In media per ottenere 1 litro di olio essenziale ci vogliono 50-100 kg di pianta.  Come la lavanda, contiene linaolo ed acetato di linalile, ma a concentrazioni molto inferiori (di solito sotto al 33%), e percentuali più importanti di 1,8-cineolo, canfene, pinene, tracce di canfora.  Il lavandino è stato utilizzato fin dagli inizi nell’industria cosmetica, della profumeria e alimentare. Usato per le sue note fresche e rinfrescanti, non a dosi troppo elevate. È un’ottimo ingrediente per profumi da detergenza, saponi e liquidi da lavastoviglie.  L’olio di lavandino è molto delicato e dovrebbe essere utilizzato entro un anno e mezzo

Sinonimo botanico

Sinonimi secondo Upson e Andrews [2004]
Lavandula × burnatii Briq.
Lavandula × hortensis Hy
Lavandula × spica-latifolia Albert
Lavandula x feraudii Hy.
Lavandula x hybrida E. Rev

Secondo TPL il lavandino non ha sinonimi, ed i sinonimi citati da Upson e Andrews [2004] hanno altre denotazioni
Lavandula × burnatii Briq. [nome non risolto]
Lavandula × hortensis Hy [nome non risolto]
Lavandula × spica-latifolia Albert [nome non risolto]
Lavandula x feraudii Hy. [nome non risolto]
Lavandula x hybrida E. Rev [sinonimo di Lavandula × heterophylla Viv.]
Lavandula hybrida E. Rev [sinonimo di Lavandula latifolia Medik]

Taxa infraspecifici: sottospecie, varietà, cultivar, chemiotipi

La Lavandula x hybrida è un ibrido tra la Lavandula vera Miller (sin.: L. angustifolia; L. officinalis) e la Lavandula latifolia Medicus (sin.: L. spica), esistente in varie forme e cloni, sia naturali sia sviluppati dall’uomo.
La prima coltivazione di lavandini fu effettuata trapiantando gli ibridi naturali e selvatici, ma nel 1925 lo sviluppo della tecnica di clonazione permise di creare molti cloni diversi, che sono stati molto importanti dal punto di vista economico perché la resa in OE poteva essere fino a 2-3 volte superiore a quella della Lavandula vera.
La maggior differenza a livello chimico tra Lavanda vera e Lavandino è che la prima contiene alti livelli di acetato di linalile (anche 40%) e solo tracce di canfora e 1,8-cineolo, mentre il Lavandino può contenere alte percentuali di questi composti.

Cultivar
Sono state sviluppate moltissime cultivar. Le più tipiche sono le 'Abrialis', 'Grosso' e 'Super Abrialis', 'Dutch', 'Grappenhal', 'Hidcote Giant', 'Provence', ‘Alba’, 'Dutch', ‘Hidcote Giant’, ‘Lullingstone Castle’, ‘Old English’ . Le più coltivate sono Abrialis, Grosso e Super Abrialis, anche se si trovano spesso anche Maime, Reydovan e Gros Bleu.

Lavandino “Abrialii” (Lavandula hybrida “Eureka”, “Abrial”, “Abrialis”, “Abraili”)
Individuato e selezionato da Claude Abrial e M. Belle, è stato il primo clone di successo dal 1930 in poi (il primo nome era “Eureka”, che venne poi cambiato in “Abrialii”), rimpiazzando la maggior parte dei trapianti dal selvatico; esso ha una resa in OE di 80 Kg/ha (o 2 kg per quintale di infiorescenze), una resa inferiore alla var. Grosso e molto superiore alla resa della Super.
Per 30 anni questa cultivar ha dominato la coltivazione in Francia ; nel 1960 rappresentava l’80% di tutta la produzione di lavandino francese, prima che una fitopatologia apparisse e riducesse l’importanza dell’ibrido. Esso fu parzialmente rimpiazzato da un altra cultivar, la Super; più tardi (dal 1975 in poi) l’”Abrialii” fu quasi completamente rimpiazzato dall’ingresso sul mercato del Grosso. Al momento “Abrialii” rappresenta solo il 10% del totale coltivato in Francia.
L’olio essenziale è particolarmente ricco in linalolo, contiene un 30-32% di acetato di linalile ma ha anche percentuali rilevanti di canfora ed ocimeni.
Nel gruppo Abrialii sono inclusi molti cloni

Lavandino “Grosso” (“Dilly Dilly”, “Wilson’s Giant”, “Wilson’s Grant”)
Questa varietà robusta e produttiva è stato scoperta e sviluppata nel 1972 da M. Pierre Grosso, un coltivatore di Goult, nel distretto di Vaucluse, ed è diventata molto popolare dal 1975 in avanti, per la sua grande rusticità e la resistenza alla fitopatologia che aveva colpito l’Abrialii. Nel 1975 rappresentava il 10% di tutto il lavandino francese, e nel 1980 era già al 55%. Al momento rappresenta tre quarti delle aree coltivate in Francia, e in certe zone arriva a coprire più del 90% dell’estensione coltivata (Plateau de Valensole).
La resa in olio essenziale è 2-3 volte maggiore di quella del lavandino “Abrialii” (150-200 Kg/ha), ed è considerata la resa maggiore tra tutti i cloni (1 kg da 35-50 kg di cime fiorite), ma l’olio essenziale contiene meno esteri e più canfora rispetto a Super e Abrialis, ed è meno simile a quello distillato dalla lavanda vera.

Lavandino “Super” (“Super A”, “Super AA”, “Super AA58”, “Super B”, “Super Z”, “Super I”, “Super 2”, “Super 3”, “Super 93”, “Super Ayme”)
Varietà selezionata dall’Establissements Chiris di Grasse ed apparsa dopo la Seconda Guerra Mondiale. La varietà è stata così chiamata perché l’olio essenziale è il più ricco in esteri (acetato di linalile) ed è in meno canforato della media degli oli essenziali estratti da altre varietà, ed è consideratola pianta che contiene un olio essenziale più simile a quello della Lavandula angustifolia. La resa è però inferiore a quella dell’Abrialii. Inizialmente ha sostituito l’Abrialii nelle zone tradizionali, anche se anch’esso è stato colpito da una fitopatologia che porta al deperimento. Sembra essere il clone più coltivato in Spagna[1].
Anche nel gruppo Super sono inclusi molti cloni

Altre varietà meno conosciute: il Lavandino R-C, selezionato dal prof. Rinaldi Ceroni di Casola Valsenio, con un’elevatissima resa in essenza; Reydovan, molto simile al Super (un o’ meno esteri e più canfora); lo Special, con meno canfora dell’Abrialii; il 33/70; il Sumian, ad alta resa, ecc.

Nei primi anni ’80 l’olio essenziale di lavandino prodotto era così suddiviso: Grosso 70%, Abrialii 20%, Super 4%, tutte le altre cultivar 6%. Nel 2002 i rapporti erano invece: Grosso 84%, Abrialii 8%, Super 5%, Sumian 3%

NB: sul mercato si trovano delle piante di lavandino denominate Lavandula x intermedia 'Provence’. Nonostante il nome, queste cultivar non sono lavande della Provenza, bensì cultivar statunitensi sviluppate per essere morfologicamente simili alle piante della Provenza, ma che hanno un olio essenziale molto diverso, elevato in 1,8-cineole e borneolo, con una certa percentuale di canfora e molto poco acetato di linalile.

Elenco Cultivar e Varietà
Abrialii, Alba, Aurigerana, Badsey Blue, Barbara Joan, Bogong, Caversham Blue, Chaix, Dutch, Early Dutch, Edelweiss, Enigma, Fat Spike, Feuilles grises, Feuilles vertes, Fragrant Memories, Fred Boutin, Giant Blue, Burgoldeen, Grappenhall, Gregoire, Grey Dutch, Grey Hedge, Gros Bleu, Grosso, Hidcote Giant, Impress Purple, Jaubert, Julien, Lavandin Pompon, Lullingstone Castle, Maime Epis Tete, Margaret, Merriwa Mist, Mitchman, Nicolei, Nizza, Normal, Old English, Ordinaire, Pale Pretender, Pointu, Provence, Quarrè des Tombes, Reydovan, Rosella, Seal, Selectionne, Silver, Silver Gray, Special, Spike, Standard, Sumian, Super, Sussex, Tiges violettes, Walvera, Waltham Giant, Walhampton Giant, Warburton Gem, Waterford Giant, Wildernesse, Yuulong, 33/70, 885

Descrizione botanica

Come i suoi progenitori, il lavandino è un suffrutice perenne, sempreverde, ma è più vigorosa ed alta della lavanda vera, di dimensioni 80-140(-170) X (70-)90-120(-250).

Foglie: da ellittiche strette ad obovate, più larghe di quelle della lavanda vera, di colore dal grigio verdastro al grigio argento (più verdi che la lavanda vera), con indumento simile al feltro di ghiandole sessili a ramificazioni corte, di densità variabile.

A differenza della lavanda vera, i fusti fiorali sono ramificati e portano tre infiorescenze, più lunghe e compatte.

L’infiorescenza è una spiga; i fiori, zigomorfi, presentano corolla purpureo-violacea e grandi brattee ascellari dei fiori.
Le spighe possono variare da molto sottili a robuste, a forma piramidale con un apice affusolato, oppure corti con apice troncato (4-)6-15(-20) cm spesso con verticillastri remoti
Brattee da ovali a romboidali strette con apice lungo e acuminato, 6-8 X 3-4 mm, verdi che sfumano nel marrone e scariose.
Bratteole larghe, 2-3 mm, lineari, marroni
Appendici del calice piccole e rotonde, 1 mm, corte e dense, simili al feltro, o con indumento lanoso e ghiandole sessili, colore dal verde salvia al viola scuro
Corolla 0,7-0,9 X 0,6-0,7 cm, lobi superiori 4 mm, lobi inferiori 2 mm.

L’apparato radicale è costituito da una radice principale legnosa, contorta e numerose radici secondarie, superficiali.

Foglie e brattee contengono 10 volte meno OE delle infiorescenze in fioritura, e i calici (+ carpelli) contengono 50 volte più OE della corolla con stami. Quindi il calice è la fonte più ricca in OE. La secrezione di OE avviene principalmente nei tricomi peltati, mentre i capitati giocano un ruolo molto minore. La maggior densità di tricomi peltati si trova nei seni depressi dell’epidermide adassiale dei calici, mentre le superfici adassiali e abassiali dell foglie e delle corolle portano tricomi capitati e pochi o nessun tricoma peltato.

Habitat e coltivazione

Il lavandino non presenta particolari esigenze di terreno e vegeta anche in ambienti marginali.
Molto comune in coltivazione, più della lavanda, perché ha una resa più elevata ed è più rustica. È nata in Spagna, Francia ed Italia, zone dove le due specie parentali si incontrano naturalmente, e cresce bene fino a 700 mslm.
È una pianta eliofila, xerofita, predilige terreni assolati. Le condizioni ottimali per la coltivazione sono i pendii collinari esposti a sud. È resistente alle basse temperature (fino a - 20°C) durante il periodo di riposo vegetativo (inverno), ma teme le gelate tardive.
Si adatta alla coltivazione nelle zone al di sotto dei 700 m.s.l.m.
È una pianta rustica resistente alla siccità, preferisce terreni asciutti, leggeri, a
reazione alcalina e o calcarei. Tollera molto male invece quelli argillosi od
acidi, umidi o soggetti a ristagno idrico
In terreni pesanti si può aggiungere ghiaino a 25 Kg/m2.

Propagazione
La propagazione per talea viene fatta prelevando in autunno o inizio primavera da giovani piante madre di 2-3 anni di vita, meglio se in tardo agosto e primi di settembre per svernare in vasi da 9 cm; ogni talea, parzialmente legnosa, deve avere una lunghezza di 10-15 cm e un diametro di 4-5 mm., ma si possono usare anche talee morbide e lunghe 5 cm. Il taglio di separazione dalla pianta madre deve essere netto e va praticato sotto un nodo. Per favorirne il radicamento, evitare marciumi e ridurre la traspirazione, rimuovere le foglie più basse della talea per liberare 2 cm di fusto, e interrare a 3-4 cm di profondità. Effettuare regolari innaffiature, usare un buon contenuto di sabbia nella terra da vivaio, possibile utilizzare ormoni radicanti in polvere (tipo Germon) in cui immergere la parte basale della talea prima di metterla a dimora in compost specifico, come ad esempio un medium di radicazione senza terra e circa il 20% di vermiculite.
Non cambia molto se il taglio è nodale, internodale o altro. Il materiale dovrebbe essere preso da esemplari perfetti, esenti da pesti, malattie o habitus sbagliato.
Usare talee tenere e semi mature in tunnel basso in una serra oppure una mist bench. Riscaldamento dal basso a circa 23°C può essere fornito con un cavo a riscaldamento del terreno, oppure un pannello riscaldante coperto di polietilene e matting capillare. L’umidità che si sviluppa in un tunnel basso è simile a quella che si trova in una unità mist con un controllo elettronico dell’umidità della foglia.
Per investire un ettaro di lavandeto, occorre una superficie di 80-90 m2 di vivaio. Il trapianto, operazione normalmente meccanizzabile, si esegue in primavera con le talee radicate di 1 anno.

Sesto d’impianto
Le piantine vanno piantate profonde, a distanze di 1,5-2 m tra le file e 0,4- 0,6 m sulla fila a seconda delle specie e delle cultivar impiegate: la densità ottimale sarebbe di 200 X 40, ossia 1 pianta/m2.
Con l’ausilio di una trapiantatrice ed adottando una distanza di 0,5 m sulla fila e 2m tra le file si possono mettere a dimora 10.000 piante di lavandino/giorno (1 ha).

Durata della coltura
Da 7 a 9 anni

Pratiche agronomiche
Preparazione del terreno e concimazione
Aratura autunnale a 30-40 cm. di profondità, seguita da erpicatura. All’aratura interrare letame in ragione di 35-50 t./ha.
Concimazione convenzionale: 50-60 kg/ha di azoto (N), fosforo (P2O5) e potassio (K20) all’impianto, seguiti da 60-70 kg/ha di N, P2O5 e K20 da somministrare gli anni successivi durante le operazioni primaverili di fresatura.

Cure colturali
Nel primo anno d’impianto è consigliabile cimare un paio di volte le piante, in modo da favorire lo sviluppo di branche. L’operazione è meccanizzabile utilizzando la macchina impiegata per la raccolta. Solo nell’anno d’impianto sono necessarie sarchiature lungo la fila, mentre in seguito è sufficiente sarchiare soltanto tra le file. Le lavorazioni devono essere leggere per non danneggiare l’apparato radicale, a sviluppo superficiale.
Normalmente le operazioni di raccolta sostituiscono quelle di potatura. In ogni caso è bene evitare lo sviluppo di eccessive porzioni legnose che vanno eliminate prima della ripresa vegetativa.
L’irrigazione non è normalmente necessaria, tranne in fase d’impianto, ed eventualmente un’irrigazione di soccorso nel primo anno, in caso di siccità
Aratura autunnale a 30-40 cm. di profondità, seguita da erpicatura.
All’aratura interrare letame in ragione di 35-50 t./ha. Concimazione convenzionale: 50-60 kg/ha di azoto (N), fosforo (P2O5) e potassio (K20) all’impianto, seguiti da 60-70 kg/ha di N, P2O5 e K20 da somministrare gli anni successivi durante le operazioni primaverili di fresatura.
La coltura richiede circa 160 ore di lavoro/ha di cui circa 120 manuali

Malattie e parassiti
In generale la L. è una pianta resistente agli attacchi dei parassiti animali e dei funghi, tuttavia alcuni agenti patogeni possono causare dei marciumi radicali o del colletto (Armillaria mellea, Rosellinia necatrix, Coniothyrium lavandulae); oppure danni ai germogli (Phoma e Septoria lavandulae). Fra gli insetti possono arrecare danni alla parte aerea alcuni ditteri (Thomasiniana e Resseliella lavandulae), il coleottero Arima marginata ed alcuni lepidotteri (Heliothis peltigera, Alucita tetradactyla ecc.) mentre la Ephestia elutella può deteriorare il prodotto immagazzinato.

Parte usata

La parte da raccogliere sono le cime fiorite fresche con parte del fusto, da 6 a 10 cm, senza foglie se possibile, in modo da assistere una distribuzione omogenea del vapore attraverso la massa vegetale.

Metodi di raccolta

La fioritura avviene tra la prima metà di luglio e la metà agosto, a volte fino a settembre-ottobre. Se dopo la raccolta dei fiori si effettua una leggera potatura della pianta allo scopo di mantenere il cespuglio basso e di favorire il ricaccio di nuovi rami, si può fare una seconda raccolta prima dell’autunno. La prima raccolta si effettua nel 2° anno d’impianto, anche se le rese migliori si hanno al 3° e 4° anno. Al terzo anno la coltura entra in piena produzione fino al 7°-9° anno dopo di che occorre provvedere all’espianto.
La raccolta può essere meccanizzata e si impiegano falcia-legatrici che hanno una capacità di lavoro pari ad 1 ettaro in circa 3 ore; la pianta va raccolta con meno foglie possibili. Deve essere eseguita in giornate asciutte per evitare fermentazioni che potrebbero danneggiare il prodotto.
Ulteriori meccanizzazioni prevedono l’utilizzo di falciatrici che raccolgono e caricano la lavanda all’interno di cassoni speciali che diventano poi il corpo dell’alambicco

La composizione e la percentuale di OE evolve gradualmente con la maturità dei fiori[1]
Fiori non aperti: a-, b-pinene, delta-3-carene, canfene
Fiori vecchi: linalolo, cis-ocimene, terpinen-4-olo, lavandulolo

Inoltre sono stati individuati da Guitton 3 gruppi di molecole:
G1 (domina le infiorescenze molto immature, diminuisce gradualmente fino a quando appaiono i primi fiori): delta-3-carene, limonene, mircne, bornil acetato, borneolo, 1,8-cineolo, trans-ocimene
G2 (inizia a salure quando fioriscono i primi fiori, e dopo 1 settimana domina insieme a G3): trabs-b-farnesene, b-cariofillene, germacrene D, lavandulil acettao, linalil acetato, più raramente cis-ocimene, lavandulolo
G3 (inizia a salire con il primo fiore, dopo 1 settimana domina insieme a G2 raggiunge il massimo con il rimo seme): linalolo, terpinen-4-olo,, più raramente cis-ocimene, lavandulolo

L’abbassamento delle temperature dopo una pioggia colpisce negativamente sia la quantità sia la qualità dell’olio essenziale, a causa della rottura dei tricomi ghiandolari e/o alle alterazioni nella biosintesi dei terpenoidi. La resa aumenta all’aumentare dello sviluppo floreale. Il linalolo ha livelli fluttuanti, e si riduce a causa dell’abbassamento della temperatura, mentre aumenta all’avanzare della fioritura.
L’acetato di linalile non è sensibile ai cambiamenti ambientali ed ontogenetici
1,8-Cineolo e terpinen-4-olo si alzano al ridursi della temperatura e con la pioggia
Limonene e cis-ocimene si riducono all’avanzare della fioritura
In genere all’avanzamento della fioritura corrispond eun graduale passaggio da monoterpeni idrocarburici a monoterpenoli.

L’epoca ottimale per raccogliere il prodotto da distillare è l’inizio della sfioritura, o più precisamente quando si arriva al 60% della fioritura, in quanto la resa e la qualità aumentano all’aumentare dello sviluppo floreale fino alla comparsa dei primi semi, e non variano dopo l’avvizzimento dei fiori ed, in ogni caso, quando le piante non sono più bottinate dalle api. Di solito questo periodo è a Luglio, ma differenze di altitudine possono modificare il periodo ottimale. Si raccomanda di raccogliere in periodi caldi (temperature superiori ai 26°C), dopo almeno 10 giorni di assenza di piogge. In caso di pioggia inaspettata, si raccomanda di aspettare almeno 10 giorni prima di raccogliere, perché l’abbassamento delle temperature dopo una pioggia colpisce negativamente sia la quantità sia la qualità dell’olio essenziale.
Non ci sono differenze rilevanti in termini quantitativi durante la giornata, ma si raccomanda di raccogliere quando l’eventuale umidità mattutina sia evaporata.
La parte da raccogliere sono le cime fiorite con parte del fusto (10 cm).
La prima raccolta si esegue il secondo anno d’impianto, anche se le rese migliori si hanno al 3° e 4° anno.
Al terzo anno la coltura entra in piena produzione fino al 7°-9° anno dopo di che occorre provvedere all’espianto.
La fioritura è in primavera, e se dopo la raccolta dei fiori si effettua una leggera potatura della pianta allo scopo di mantenere il cespuglio basso e di favorire il ricaccio di nuovi rami, si può fare una seconda raccolta prima dell’autunno.
La raccolta può essere meccanizzata e si impiegano falcia-legatrici che hanno una capacità di lavoro pari ad 1 ettaro in circa 3 ore; la pianta va raccolta con meno foglie possibili. Deve essere eseguita in giornate asciutte per evitare fermentazioni che potrebbero danneggiare il prodotto.
La pianta raccolta deve essere conferita immediatamente per la distillazione, se deve essere tenuta ferma per qualsiasi ragione non deve essere ammucchiata e non deve essere lasciata al sole.

Rese in pianta fresca

La resa in infiorescenze cresce nei primi 6-7 anni d’impianto, raggiungendo un massimo di 120-170 kg/100 m2 (12-17 tonn/ha)

Trattamento post-raccolta

La pianta raccolta deve essere conferita immediatamente per la distillazione, entro la giornata, e se deve essere tenuta ferma per qualsiasi ragione non deve essere ammucchiata e non deve essere lasciata al sole.

Parametri di distillazione

Il metodo d’estrazione classico per le lavande è la distillazione in corrente di vapore, mentre idrodistillazione e distillazione in acqua e vapore sono metodi di seconda scelta.
La massima resa si raggiunge ai 60 minuti di distillazione. La percentuale di 1,8-cineolo sul totale dell’olio distillato ha il suo massimo all’inizio della distillazione e continua a decrescere con il tempo. Lo stesso avviene, anche se con una decrescita meno pronunciata, per il fenchone. La percentuale di canfora è molto bassa agli inizi e cresce fino al 15° minuto di distillazione, dopo di che inizia a decrescere. La percentuale di acetato di linalile invece inizia molto bassa e continua a salire con il tempo (Zheljazkov et al (2013) J Oleo Science 62(4):195-199)

Dal punto di vista della distillazione, le lavande sono materiale vegetale con oli superficiali e superfici assorbenti, perché l’olio essenziale è portato in tricomi ghiandolari esterni sul calice e perché la natura villosa del calice offre grande capacità di assorbenza.
I distillatori classici usati per la lavanda e piante comparabili sono dei cilindri verticali con griglia perforata a supporto del materiale vegetale distante circa 15 cm dal fondo, in modo da creare una camera di equalizzazione per il vapore.
L’altezza del distillatore deve essere almeno di 130 cm, mentre il diametro dipenderà dalla portata del generatore di vapore, nel senso che per ogni portata di 3 kg/min di vapore, la sezione trasversale dell’alambicco dovrebbe essere di 1 m2.
Se è possibile il materiale dovrebbe essere pressato in modo da raggiungere una densità omogenea di circa 275kg/m3, e particolare attenzione dovrebbe essere prestata a pressare particolarmente bene il materiale lungo le pareti dell’alambicco.
Il vapore mediamente dovrebbe essere saturo al 97%, con un 3% di particelle di acqua liquida. Un vapore che entra l’alambicco a 3 bar è generalmente secco ed è in grado di assorbire parte dell’umidità della pianta, e usare vapore a pressioni maggiori comporta un maggior assorbimento dell’acqua, permettendo quindi di gestire materiali vegetali con differenti gradi di umidità. In qualche caso è utile poter avere vapore generato a 7 bar, in caso di materiali molto umidi (dopo una pioggia ad esempio). Questo vapore è in grado di vaporizzare fino a 1.5% del suo peso in umidità.
Un segno fortemente indicativo di eccesso di umidità del materiale, o di imperfetto accoppiamento tra umidità del vapore ed umidità del materiale, è dato dalla presenza di acqua colorata e odorosa sul fondo dell’alambicco. Quest’acqua non dovrebbe raccogliersi se il processo di distillazione è ben condotto.
Un altro segno di un processo imperfetto è la sensazione di un leggero sobbollire nell’alambicco nel toccarlo con le mani.

Alcune nuove metodologie di estrazione emerse negli ultimi anni sono state testate e comparate con le metodiche classiche: idrodistillazione (HD), distillazione in corrente di vapore (SD), turboidrodistillazione (THD), estrazione assistita da ultrasuoni (US-SD) ed estrazione assistita da microonde, come Solvent Free Microwave Extraction (SFME), Microwave steam distillation (MSD), Microwave Hydrodiffusion and Gravity (MHG), Microwave Steam Diffusion (MSDf), ha mostrato che le rese quali-quantitative sono comparabili. Il metodo migliore è stata la MHG, che ha permesso di ridurre i tempi di estrazione (30 min rispetto ai 220 min necessari per la SD, ma nota che 220 minuti è un tempo elevatissimo per una SD di lavandino, che di solito non dovrebbe durare più di 45-60 min), i consumi energetici (circa 1/6 rispetto ad HD, ma sarebbe utile la comparazione con SD, la tecnica di elezione) (Périno-Issartier et al )

Rese in olio essenziale

0,9-3% in 1 ora di distillazione
Forchetta di 40-200 kg/ha; probabile 70 kg/ha
100-150 piante = 100 kg = 1,5 litri OE. Ca. 6 litri per 1000 piante

Descrizione dell'olio

L’olio essenziale va dall’incolore al giallo pallido, e il profumo può variare di molto Alcuni lavandini sono quasi indistinguibili dalla lavanda, mentre altri hanno note più pungenti, con odore fortemente erbaceo ed una nota molto fresca dovuta alla presenza di canfene, che non va confusa con la nota canforata che non dovrebbe essere troppo dominante.
Come la lavanda, contiene linalolo ed acetato di linalile, ma a concentrazioni molto inferiori (di solito sotto al 33%), e percentuali più importanti di 1,8-cineolo, canfene, pinene, tracce di canfora.
Secondo Piccaglia (1998), i composti più importanti per il profilo olfattivo delle tre varietà (Abrialis, Grosso e Super A) sono linalolo, acetato di linalile, 1,8-cineolo e canfora. Sempre secondo l’autore, sono alcuni composti minori ha contribuire alla caratterizzazione dell’olio, la frazione rodinolo, comprendente citronellolo, geraniolo, nerolo, acetato di nerile e acetato di geranile.

Lavandino var. Abrialis, Francia
Colore giallo chiaro. Aroma pieno e rotondo, di erba e linalil acetato. Nota finale non forte, leggermente erbacea e cumarinica. I dati AFNOR indicano una di 1,8-cineolo e canfora superiore alle var. Grosso e Super.

Lavandino var. Grosso, Francia
Le Alpi dell’Alta Provenza producono la maggior parte del Lavandino “Grosso”, anche se vi è una piccola produzione nel sud del distretto di Drome. L’olio autentico è soffice, corposo, molto simile alla lavanda, senza note di menta o dolci come la lavanda inglese. Burfield (2000) è dell’opinione che abbia un carattere più simile all’assoluta di lavanda che all’olio di lavanda. La nota finale è di fieno e di lavanda. Sembra più debole e più grezzo dell’Abrialis, con più carattere canfora-cineolo, ma la nota finale è più forte e fresca dell’”Abrialis”. Secondo i dati AFNOR, il materiale Grosso contiene una percentuale più elevata di terpinen-4-olo (2-4%) di “Abrialis” o “Super”.

Lavandino var. Reydovan
Considerato un ibrido con carattere vicino alla Lavandula latifolia, rispetto alla quale ha un profilo meno chetonico e più linalo-canfora. In genere odore rotondo, piacevole, meno di testa del “Grosso”. Nota finale più potente degli altri lavandini, con nota dolce cumarinica.

Lavandino var. Super, Francia
Fu denominato “Super” perché il contenuto in linalil acetato è molto elevato, simile a quello della Lavandula vera.

Lavandino “dolce”, Francia
Odore fruttato-lavandato, fresco erbaceo e dolce quando appena prodotto.
Gli OE in commercio sono tendenzialmente meno dolci e più verdi, con più carattere chetonico. Nota finale debole ma dolce, cumarinica con una certa nota di lavanda.

Lavandino Croazia
Meno dolce e lavandato del lavandino “dolce”, con più borneolo e legno; poche note fruttate, più fortemente erbaceo. Nota finale leggermente lavandata, cumarinica.

Adulterazioni

Solitamente non viene adulterato, bensì usato come sostituto o come adulterante della Lavanda vera.

Uso storico

Dato che il Lavandino è un ibrido abbastanza moderno, non vi sono dati sull’utilizzo tradizionale. Vi è però molta informazione per quanto riguarda l’utilizzo tradizionale delle piante “madri”: Lavandula vera e Lavandula latifolia.
Il lavandino è stato utilizzato fin dagli inizi nell’industria cosmetica, della profumeria e alimentare.
Tradizionalmente l’OE di lavanda (generica) è stato utilizzato per mal di testa, flatulenza, coliche, acne, foruncoli, ulcerazioni, nausea e vomito. Nella tradizione fitoterapica più moderna è stato utilizzato in Europa per disordini digestivi e nervosi, come blando antispasmodico, carminativo e tranquillante.

Uso in profumeria

Il lavandino è stato utilizzato fin dagli inizi nell’industria cosmetica, della profumeria e alimentare. Usato per le sue note fresche e rinfrescanti, non a dosi troppo elevate. Essendo più a buon mercato, più cineolico e meno raffinato della Lavandula vera, è impiegato nei cosmetici, saponi, colonie e profumi di fascia media. È un’ottimo ingrediente per profumi da detergenza, saponi e liquidi da lavastoviglie. Si mescola molto bene con olii di chiodo di garofano, alloro, cannella, ecc. nelle profumazioni stile Rondeletia.

Tossicità

Effetti organo-specifici
a) Pelle
Dati su modelli animali
Un olio essenziale di origine e natura esatta non specificata è risultato leggermente irritante per i conigli ma non per topi e maiali (Opdyke 1976)
Dati su esseri umani
Irritazione: nessuna reazione se testato al 5% su 25 volontari (Opdyke 1976)
Sensibilizzazione: nessuna reazione se testato al 5% su 25 volontari( Opdyke 1976). Il linalolo ossidato porta alla formazione di composti perossidici come il 7-idroperossi-3,7-dimetil-otta-1,5-diene-3-olo (Skold, Borje, Matura, Karlberg, 2002) che possono causare reazioni allergiche.
Un paziente su 200 con dermatite (0,5%) testati con patch test al 2% ha mostrato sensibilizzazione (Rudzki et al 1976). Su 100 pazienti con dermatite nessuno ha mstrato segni di sensibilizzazione dopo un patch test con soluzione all’1% (Frosch et al 1995a)
Fototossicità: non fototossico (Opdyke 1976)
b) Apparato cardiovascolare
L’olio essenziale di lavandino Grosso ha inibito l’aggregazione piasrinica indotta da acido arachidonico ed altri induttori (Ballabeni et al. 2004)

Effetti sistemici
Tossicità acuta
LD50 orale acuta in ratti > 5 g/kg (Opdyke 1976)
LD50 dermica acuta in conigli > 5 g/kg (Opdyke 1976)
Influenze sui processi di tumorigenesi
Nessun dato specifico; l’olio non contiene carcinogeni riconosciuti.

Sommario
• Non tossico a bassi livelli (permesso nei cibi)
• Non irritante a basse dosi
• Non sensibilizzante a basse dosi
Pericoli: teorica possibilità di interazione con farmaci anticoagulanti/antiaggreganti
Cautele: non usare olio essenziale per bocca in caso di assunzione di farmaci antiaggreganti, operazioni chirurgiche importanti, ulcera peptica, emofilia o altri disturbi della coagulazione. Come indicato dal 38° emendamento agli Standard I IFRA, ogni OE con livelli significativi di linalolo dovrebbe essere utilizzato solo con livello di perossidi sotto alle 20 mmol/ml (IFRA 2009). Non usare olio essenziale ossidato; usare un antiossidante per ridurre i processi di ossidazione
Controindicazioni: nessuna conosciuta
Status: ha status GRAS (Generally Recognized As Safe)

Cautele

Epilessia (orale). Cautela teorica basata sul contenuto in canfora
Percentuale massima raccomandata nelle creme cosmetiche: 0,1%
Percentuale massima raccomandata nei profumi: 1,2%
Nota bene: l’olio di Lavandino a CO2 è considerato un “debole allergenico”
all’1-2%
L’olio di lavandino è molto delicato e dovrebbe essere utilizzato entro un anno e mezzo dalla produzione.
Non usare in bambini sotto ai 5 anni di età per il contenuto in cineolo.

Tassonomia

È un complesso di ibridi naturali sterili tra la Lavandula angustifolia Miller e la Lavandula latifolia Medicus (Lavandula angustifolia Mill. × Lavandula latifolia Medik). Le due piante parenti si incontrano ad altitudine (250-)500-800(-1000) m.

Molecole

  • (+)-Limonene 0,750%
  • (E)-ß-ocimene 0,460%
  • (R)-(-)-Lavandulolo 0,780%
  • (Z)-β-Ocimene 0,890%
  • 1,8-cineolo 2,000% - 7,300%
  • Acetato di lavandulile 1,970%
  • Acetato di linalile 20,000% - 30,000%
  • borneolo 2,600%
  • Canfora 2,400% - 7,030%
  • Germacrene D 0,580%
  • Linalolo 29,000% - 40,000%
  • Mircene 0,760%
  • α-pinene 0,410%
  • β-cariofillene 1,580%