Giaggiolo Veronese

Iris × germanica L., Sp. Pl.: 38 (1753)

    • Tracheophyta
      • Spermatophytina
        • Magnoliopsida
          • Lilianae
            • Asparagales
              • Iridaceae
                • Iris Tourn. ex L.

Sinonimo botanico


Iris pallida subsp. australis (Tod.) K.Richt., Pl. Eur. 1: 256 (1890).
Iris variegata var. lurida (Aiton) Nyman, Consp. Fl. Eur.: 700 (1882).
Iris × alba Savi, Fl. Pis. 1: 32 (1798).
Iris × amoena Redouté, Liliac. 6: t. 336 (1811).
Iris × atroviolacea Lange, Bot. Tidsskr. 13: 18 (1882).
Iris × australis Tod., Nuov. Gen. Sp.: 49 (1861).
Iris × belouinii Bois & Cornuault, Rev. Hort. (Paris) 87: 547 (1915).
Iris × biliottii Foster, Gard. Chron., ser. 3, 1: 738 (1887).
Iris × buiana Prodan, Bul. Grad. Bot. Univ. Cluj 25: 201 (1946).
Iris × buiana var. virescens Prodan, Bul. Grad. Bot. Univ. Cluj 25: 202 (1945).
Iris × croatica Prodan, Fl. Dobrudscha Meeresk. Rum.: 15 (1931).
Iris × croatica Horvat & M.D.Horvat, Acta Bot. Croat. 20-21: 8 (1962), nom. illeg.
Iris × cypriana Foster & Baker, Gard. Chron., ser. 3, 4: 182 (1888).
Iris × deflexa Knowles & Westc., Fl. Cab. 2: 19 (1838).
Iris × florentina L., Syst. Nat. ed. 10, 2: 863 (1759).
Iris × florentina var. alba (Savi) DC. in J.B.A.M.de Lamarck & A.P.de Candolle, Fl. Franç., ed. 3, 5: 328 (1815).
Iris × florentina var. pallida Nyman, Consp. Fl. Eur.: 700 (1882).
Iris × florentinoides Prodan ex Nyár. in T.Savulescu, Fl. Republ. Popul. Român. 11: 515 (1966).
Iris × germanica var. alba Dykes, Handb. Iris: 216 (1924).
Iris × germanica var. amas Dykes, Gen. Iris: 164 (1913).
Iris × germanica var. askabadensis Dykes, Gen. Iris: 164 (1913).
Iris × germanica var. australis (Tod.) Dykes, Gen. Iris: 164 (1913).
Iris × germanica var. florentina (L.) Dykes, Gen. Iris: 164 (1913).
Iris × germanica var. fontarabie Dykes, Gen. Iris: 163 (1913).
Iris × germanica var. gypsea Rodigas, Ill. Hort. 40: 81 (1893).
Iris × germanica var. kharput Dykes, Gen. Iris: 163 (1913).
Iris × germanica var. lurida (Aiton) Nyman, Consp. Fl. Eur.: 700 (1882).
Iris × germanica var. nepalensis (Wall. ex Lindl.) Herb., Edwards's Bot. Reg. 26(Misc.): 34 (1840).
Iris × germanica var. sivas G.Nicholson, Ill. Dict. Gard., Suppl. 2: 447 (1900).
Iris × germanica variegata Abbey, J. Hort. Cottage Gard. 32: 82 (1864).
Iris × glauca Salisb., Trans. Hort. Soc. London 1: 302 (1812), nom. superfl.
Iris × humei G.Don in J.C.Loudon, Encycl. Pl., Suppl. 1: 1150 (1841).
Iris × laciniata Berg, Flora 16(1 Beibl.): 28 (1833).
Iris × latifolia Gilib., Exerc. Phyt. 2: 497 (1792), opus utique oppr.
Iris × lurida Aiton, Hort. Kew. 1: 68 (1789).
Iris × macrantha Simonet, Bull. Soc. Natl. Hort. France, sér. 6, 2: 107 (1935).
Iris × mesopotamica Dykes, Gen. Iris: 176 (1913).
Iris × murorum Gaterau, Descr. Pl. Montauban: 30 (1789).
Iris × neglecta Hornem., Hort. Bot. Hafn. 1: 55 (1813).
Iris × nepalensis Wall. ex Lindl., Bot. Reg. 10: t. 818 (1824).
Iris × nostras Garsault, Fig. Pl. Méd. 1: t. 23a (1764), opus utique oppr.
Iris × nyaradyana Prodan, Bul. Grad. Bot. Univ. Cluj 14: 176 (1934 publ. 1935).
Iris × officinalis Salisb., Prodr. Stirp. Chap. Allerton: 43 (1796), nom. superfl.
Iris × pallida Ten., Fl. Napol. 3: 36 (1824), nom. illeg.
Iris × piatrae Prodan, Ann. Sci. Univ. Jassy, Pt. 2, Sci. Nat. 27: 126 (1941).
Iris × redouteana Spach, Hist. Nat. Vég. 13: 56 (1846).
Iris × repanda Berg, Flora 18: 565 (1835).
Iris × rothschildii Degen, Fl. Veleb. 1: 646 (1936).
Iris × sambucina L., Syst. Nat. ed. 10, 2: 863 (1759).
Iris × spectabilis Salisb., Prodr. Stirp. Chap. Allerton: 43 (1796), nom. superfl.
Iris × squalens L., Syst. Nat. ed. 10, 2: 863 (1759).
Iris × squalens var. biflora Prodan & Buia, Bul. Grad. Bot. Univ. Cluj 25: 205 (1945).
Iris × squalens var. rosea Prodan & Buia, Bul. Grad. Bot. Univ. Cluj 25: 204 (1945).
Iris × superba Berg, Flora 18: 567 (1835).
Iris × tardiflora Berg, Flora 18: 566 (1835).
Iris × trojana A.Kern. ex Stapf, Verh. K. K. Zool.-Bot. Ges. Wien 37: 650 (1887).
Iris × varbossania K.Malý, Glasn. Zemaljsk. Muz. Bosni Hercegovini 31: 75 (1919).
Iris × venusta J.Booth ex Berg, Flora 16(1 Beibl.): 31 (1833).
Iris × violacea Savi, Bot. Etrusc. 2: 9 (1815).
Iris × vulgaris Pohl, Tent. Fl. Bohem. 1: 46 (1809).

Taxa infraspecifici: sottospecie, varietà, cultivar, chemiotipi

Sottospecie
Iris x germanica nothovar. florentina
Iris x germanica nothovar. germanica

Chemiotipi
In uno studio sperimentale sono stati evidenziati due chemiotipi di Iris pallida, il chemiotipo A con composizione vicina a quella standard per Iris pallida, con elevate percentuali di cis-γ-irone, ed il chemiotipo B con composizione molto differente dallo standard, dominata dallo cis-α-irone (per questo motivo gli autori dello studio ipotizzano che non si tratti di I. pallida bensì di un ibrido o un mutante). Inoltre il chemiotipo A presenta una concentrazione di ironi doppia rispetto a quella del chemiotipo B. Questo chemiotipo presenta inoltre una forte correlazione tra crescita dei rizomi e contenuto in ironi. I cloni di Iris germanica hanno evidenziato un chemiotipo particolare, ricco in cis-γ-irone (e non la dominanza standard di cis-α-irone) (Firminet al. 1998)

Fonte: Firmin, L., D. Courtois , and V. Pétiard, Evaluation of the Natural Variability in Irone Content and Selection of Iris sp. for Perfume Production. HortScience, 1998. 33(6): p. 1046-1047

Sinonimo inglese

NB: il termine inglese Orris (comune a tutti gli iris profumati) deriva dall’italiano Orice o Oris, corruzione dell’antico italiani Irios da cui Ireos.

Bearded Iris
Common Orrisroot
Dalmatian Iris
Flag
Florentine Orris
Florentine Iris
Garden Iris
German Iris
German Orrisroot
Orris
Orrisroot
Purple Flag
Queen Elizabeth Root
Tall Bearded German Iris
Tall Bearded Iris.

Sinonimo italiano

Giaggiolo Paonazzo
Giaggiolo Maggiore

Sinonimo tedesco

Deutsche Schwertlilie
Echte Schwertlilie
Gelbe Schwertlilie
Himmelschwertel
Ritter-Schwertlilie
Türk Schwertlilie

Descrizione botanica

Erbacea perenne rizomatosa, con scapo di circa 100-120 cm. e da 3 a 6 grandi fiori all’ascella di 2 brattee spatacee.
I fiori, larghi 8-10 cm, profumati, di colore viola scuro, sono formati da una serie di 3 elementi. L’involucro fiorale, è costituito da 2 serie di segmenti saldati alla base: i 3 segmenti esterni (sepali colorati, larghi verso l’estremità e ristretti alla base, sono rivolti verso l’esterno; i 3 interni (petali) sono eretti; sopra ogni sepalo si trova uno stame, e fra i due tipi di segmenti spuntano 3 stimmi petaloidei con stimma.
L’ovario è infero composto da 3 carpelli fusi.
Il frutto è una capsula loculicida
Le foglie sono ensiformi, distiche, sessili, equitanti [1]. Sono lucide od opache, di colore variabile dal grigio-verde al verde scuro, di lunghezza media di 50 cm.
Possiede rizoma e radici avventizie. Il rizoma è strisciante in superficie o a profondità di 10cm., breve e tozzo, ramificato, marrone chiaro, 1.2–2 cm in diametro e liscio, con anelli nodali; emette in autunno le foglie.


[1] Dicesi di foglia unifacciale conduplicata (cioè a lamina ripiegata in due lungo la nervatura centrale) i margini della quale sono connati a formare un unico margine opposto al fusto, come avviene in molte specie della famiglia Iridacee. Dette foglie sono disposte alternativamente e su uno stesso piano lungo il fusto, quelle inferiori più vecchie avvolgendo alla base quelle successive superiori più giovani

Habitat e coltivazione

Probabilmente nativa dell’Europa meridionale e del Mediterraneo, ma stabilitasi in tutta la zona temperata del mondo. Cresce lungo le strade e in vecchi siti abitativi abbandonati.
Le piante crescono spontaneamente lungo vecchi muri e luoghi rocciosi, terreni asciutti e sassosi, scarpate, viottoli, nelle prode dei campi terrazzati o nelle piagge (terreni aridi che si prestano male ad altri sfruttamento)
Fino a qualche decennio fa l’Iris xgermanica veniva coltivato principalmente nel Veronese e precisamente nella Val d’Illasi e in Val Tramigna, ed era ritenuta superiore alla specie pallida per l’industria alimentare, per le sue note più fruttate. La sua denominazione commerciale è “Veronese Orris”.
L’Iris pallida (detta “Florentine Orris”) era coltivato di più in Toscana, nell’area del Chianti (Greve, Dicomano, Pelago, Regello, Bagno a Ripoli, Pontassieve, Galluzzo, S. Casciano in Val di Pesa and Montespertoli). I rizomi più apprezzati vengono da S. Polo e Castellina (Greve), ma altre coltivazioni si sono estese ad Arezzo, Castelfranco di Sopra e Lore Ciuffenna, in provincia di Arezzo; nel Grossetano; a Faenza, e a Terni.
Questa specie é ritenuta la migliore per l’industria dei profumi perché più ricca in principi attivi profumati.
Gli Iris sono piante rustiche che gradiscono quasi qualsiasi terreno, anche se si sviluppano meglio in terreni a pH neutro, sassosi e ben drenati, in posizioni aperte e soleggiate. Preferiscono sole pieno alla mattina, ma crescono anche in ombreggiatura leggera
Il terreno migliore è quello calcareo e ricco in limo, sassoso e secco.
Gli Iris non vanno mai piantati in pianura ma sempre su pendii collinari, tra i 300 ed i 500 mslm, esposti se possibile ad est
Non hanno bisogno di molte cure colturali, preferisce piogge abbondanti in primavera e prima estate perché queste facilitano la crescita di rizomi sani e aiuta lo sviluppo di nuovi radici fibrose quando le vecchie muoiono.
Soffre dell’eccesso di precipitazioni ma anche di una aridità eccessiva.

Coltivazione
La coltivazione dell’Iris può avere cicli produttivi biennali o triennali (a seconda delle strategie di mercato). Le fasi di questo processo possono essere così elencate: impianto delle sezioni di rizoma; liberazione infestanti ogni primavera e a volte in autunno; raccolta (ogni 2 o meglio 3 anni dall’impianti); eliminazione delle radici; lavaggio in acqua e pelatura dei rizomi (per avere il giaggiolo bianco), oppure affettatura del rizoma senza pelatura (giaggiolo nero); essiccazione al sole (Aiello, Bezzi, Clementel 1996).

Impianto
Le “barbatelle” (talee erbacee) vanno piantate tra fine giugno ed inizi luglio, oppure ai primi di settembre. Prima di piantarle il terreno dovrebbe essere pulito molto bene da infestanti e da vecchie radici.
Viene coltivata in cima o sulle pendici delle colline, mai nelle vallate, perché le piante e soprattutto i rizomi sembrano preferire terreni caldi in posizioni aperte e soleggiate; più raramente coltivato interfila nelle vigne, raramente in campi a coltura estensiva (Bezzi, N. Aiello 1997)
Si scavano delle trincee piccole, orizzontali e parallele, profonde 20 cm. e distanti 25 cm. (ma altri dicono 70 cm.) sui pendii collinari.
Per la messa in terra delle barbatelle si usano rizomi di tre anni appena raccolti e che contengono tre stromi (il primo rigonfiamento del rizoma; il rizoma di Iris produce uno stroma ogni anno). Si taglia il primo stroma sotto il colletto con un coltello affilato o con forbici da giardino, lasciando almeno tre radici
Queste barbatelle (costituite da circa 20 cm di foglie con una piccola parte di rizoma) vanno poi piantate a circa 20-30 cm. di distanza le une dalle altre sulle creste che dividono le trincee, o meglio, vanno appoggiate obliquamente ad uno dei lati della cresta, ad una profondità di 10 cm, e poi subito coperte di terra.
La superficie tagliata dello stroma deve guardare verso l’alto, per permettere alle radici di puntare verso il basso e poter avere la prima crescita verso il basso e quindi svilupparsi in rizomi belli e facili da raccogliere.
Sesto d’impianto

L’investimento può variare a seconda della pendenza, sistemazione del terreno e della durata della coltura, le distanze ottimali sono di 15-20 cm sulla fila e 70 cm interfila, quindi ca. 7/m2, 60-70000/ha.

Cure colturali
Se i terreni sono ben dotati di elementi fertilizzanti, non richiede concimazioni né letamazioni. Nei terreni carenti di potassio è pero consigliabile effettuare concimazioni con questo elemento (Landi 1994)
Per mantenere il campo libero dalle malerbe occorre eseguire, almeno per il 1° e 2° anno, lavorazioni meccaniche tra le file e sarchiature manuali sulla fila, almeno una volta all’anno in primavera (Aprile-Maggio), ma a volte anche a Settembre
È una specie con consumo idrico medio (KS=0.4-0.6) o alto (KS=0.7-0.9), quindi è preferibile dare molta acqua nelle fasi iniziali. Una volta attecchita, ha bisogno di poche cure.
È preferibile effettuare delle rotazioni per l’Iris, coltivando i terreni con colture differenti per un intervallo di almeno tre anni. Dopo l’Iris il terreno va lavorato in profondità, fertilizzato e piantato ad avena o legumi.
Fonti.
Aiello, N., A. Bezzi, and F. Clementel, Effetto della concimazione organico- minerale sulla resa quanti-qualitativa di rizomi diIris pallidaLam. Comunicazioni di ricerca ISAFA, 1996. 96(3).
Landi, R. Effetti della popolazione coltivata, della concimazione e dei fattori ambientali sulla produzione del giaggiolo. in "Coltivazione e miglioramento di piante officinali". 1996.
Bezzi, A. and N. Aiello, Coltivazione e mercato del giaggiolo in Italia. Erboristeria Domani, 1997(3)
Landi R., “Effetti della popolazione coltivata, della concimazione e 12 dei fattori ambientali sulla produzione del Giaggiolo (Iris pallida Lam.), 47 – 71, 1994 
Landi R, Bertone G, Bicchi C, Rubiolo P.  1996.  Differentiation of Iris pallida Lam. biotypes in Italy. Atti del Convegno internazionale: "Coltivazione e miglioramento di piante officinali".

Landi R.  1996.  Effetti della popolazione coltivata, della concimazione e dei fattori ambientali sulla produzione del giaggiolo. Atti del Convegno internazionale: "Coltivazione e miglioramento di piante officinali".

Metodi di raccolta

I rizomi si raccolgono nel 2° o meglio 3° anno (più raramente al 4°, a seconda delle richieste del mercato e dei prezzi alla produzione correnti), alla fine di Luglio o agli inizi di Agosto, se possibile dopo una buona pioggia (ma in alcuni casi la raccolta si esegue ad agosto-settembre, prima dell'inizio della vendemmia).
Tutte le piante, compreso il rizoma, vanno tolte dal terreno con una zappa o bidente (“ubbidiente”, una specie di zappa a forma di forca), per le difficili situazioni del terreno dove sono le coltivazioni. Se i terreni fossero in situazioni differenti, si possono usare estirpatori meccanici.
Si sollevano i rizomi senza romperli e afferrando le foglie si scuote la pianta contro il manico del bidente per staccare la terra dalle radici.
Le piante raccolte vengono sottoposte alla separazione delle barbatelle: il rizoma va tagliato in una porzione destinata al trapianto a settembre (porzione del primo stroma tagliato sotto il colletto con 20 cm di foglie) ed in una porzione destinata all’essiccazione.

Rese in pianta fresca

Le rese medie si aggirano sulle 6-8 t/ha di rizomi freschi, anche se Guenther parla di rese di 4-12 t/ha in Toscana.
Dato che la resa dell’essiccazione varia dal 25 al 40% (Guenther 1952), se da 1 ettaro possiamo aspettarci 6-8 tonnellate di rizoma fresco potremo ottenere 1,5-3,2 t/ha di rizomi mondi e secchi (2,5-4 in caso di produzione molto buona).
Guenther riporta rese in rizoma secco di 1-4,2 t/ha, e da prove sperimentali effettuate nel veronese si è visto che al 3° anno si sono ottenuti 4 t/ha di rizoma secco, e al 4°anno 10 t/ha.

Fresco: 4-10 t/ha
Secco: 1-4 t/ha
Fonti.
Guenther, M., The essentiall oils. Vol. 6. 1952
Mazuyer Naves, Y.R. and G. Mazuyer Naves, Natural Perfume Materials. 1947: Reinhold Publishing Corp

Trattamento post-raccolta

I rizomi, dopo la raccolta e la divisione delle barbatelle, vanno liberati dal terriccio e dalle radici (sbarbucciatura), messi in acqua e puliti molto bene (con una minibetoniera con acqua e sassi oppure macchinario con spazzole dedicato alla pulizia di radici).

Tipi di lavorazione
Ci sono fondamentalmente tre tipi di prodotto intermedio che si ottengono:
1. Rizomi pelati (giaggiolo bianco): 470 mg di ironi per kg. Considerato il migliore per la pulizia e per il maggior potere aromatico (più elevato contenuto in ironi), e viene preferito dall’industria delle fragranze. La pelatura aumenta il tenore in ironi fino al 10%.
2. Rizomi affettati non pelati: 420 mg ironi per kg. Si produce se: la corteccia del rizoma è troppo spessa e si rischia di perdere troppo tempo nella pelatura (di solito in caso di rizomi troppo vecchi); la differenza di prezzo tra pelato e non pelato non è sufficiente a giustificare la pelatura (caso raro). Usato dall’industria alimentare
3. Rizoma intero (giaggiolo nero): 420 mg ironi per kg. Come sopra, può essere usato dall’industria delle fragranze

A questo punto il rizoma può essere affettato, per ottenere il Giaggiolo nero, di minor qualità, oppure può essere pelato, per ottenere il Giaggiolo bianco.
Nel caso del Giaggiolo bianco, i rizomi vanno mondati (sbucciati) manualmente con coltellini a forma di roncola (un uomo può pelare 25-30 kg di rizomi al giorno, massimo 40), se possibile con l’aiuto di una pelatura meccanica preliminare, visto che non meno del 50% del fabbisogno totale di manodopera viene impiegato nella fase di post-raccolta, soprattutto durante la mondatura.  
Una volta pelati i rizomi vengono di nuovo messi in acqua corrente, asciugati e posti ad essiccare al sole per 5-6 giorni su stuoie o reti.  Con una stagione favorevole, otto giorni sono sufficienti per la seccatura. Il livello di umidità da raggiungere è dell’8-13%.
Una volta essiccati si puliscono un’ultima volta e divisi in due qualità.
Il Giaggiolo nero di solito proviene da rizomi del 4° anno, più grossi ma molto difficili da pelare. Vengono quindi lavati molto bene e sbarbucciati, e poi affettati (mediante coltelli a mano o affettatrici meccaniche simili a quelle usate per tagliare le barbabietole) in 3 o più fette longitudinali, poi seccati per 6-7 giorni al sole. Il Giaggiolo nero è di minor qualità perché è meno adatto alla distillazione a causa dell’aroma più grezzo, e all’estrazione con solventi perché le concrete diventano di colore troppo scuro.
Va detto che al giorno d’oggi si preferisce affettare il rizoma sbarbucciato, anche se il prezzo del prodotto si riduce, perché le ore di manodopera sono sensibilmente inferiori ed il vantaggio economico è elevato.
I rizomi secchi vengono conservati in luogo asciutto per 4-6 mesi prima di essere commercializzati. Devono poi essere stoccati, ben protetti dall’attacco di insetti e funghi, per tre anni, dato che il rizoma fresco non contiene ironi ed è praticamente inodore. 
Gli ironi si formano solo quando i rizomi vengono stoccati per lunghi periodi; raggiungono la massima concentrazione verso il 3° anno di stagionatura, attraverso un processo di degradazione ossidativa di precursori triterpenoidici C31, gli iridali, tra i quali i più conosciuti sono l’iripallidale, il precursore del α-irone,  e l’iriflorentale, il precursore del γ-irone[17]
I tre isomeri, α-, β-, e γ-irone, sono tutti presenti nei rizomi maturi delle specie di Iris da profumeria, ed i primi due anche in poche altre specie[18]
Sono stati sviluppati processi microbiologici per accelerare la degradazione ossidativa[19]
Sembra che stoccare i rizomi secchi e mondi in grandi pile, con quindi una certa pressione esercitata sul materiale, favorisca lo sviluppo delle molecole odorose, secondo Guenther[12].
Durante lo stoccaggio in aree ventilate e secche è necessario proteggere i rizomi da insetti e microorganismi. È attaccabile da larve di coleottero quali Sitoderma panicea (Anobiideae)  e da microbi come Tricoderma lignorum e Pennicillium crustaceum.
Soltanto dopo questo periodo è possibile trasformare il rizoma, sia attraverso il processo di distillazione sia attraverso l’estrazione con solventi.

Descrizione dell'olio

A temperatura ambiente il burro di Iris, a causa del suo alto contenuto in acido miristico (una sostanza bianca simile alla stearina) e di altri acidi grassi, si presenta come una massa solida (come altri oli essenziali quali quelli da Menta viridis e Illicium anisum), cerosa di colore dal giallo pallido al giallo fino al giallo marrone, con un aroma molto forte e caratteristico di violetta.
Rispetto alle concrete (resinoidi di Guenther) l’aroma è più forte, più tagliente e molto più pronunciato.
Il burro fonde per dare un liquido di colore da giallo a giallo-marrone, dall’odore freddo, immediatamente radiante e potente, tipo ionone/irone, grasso-untuoso ma distintamente di fiori di violetta, con note di terra e di legno, e suggerimento fruttato, dolce-floreale, caldo e tenace.
La nota finale è cremosa, di viola, grassa e persistente.
Se fresca e ben conservata non dovrebbe avere note di acido miristico o di prodotti della sua decomposizione (note acide o di acidi grassi insaturi, note rancide, note acriliche, ecc.)
Contiene dall’83% al 96% di acido miristico (a seconda della durata della distillazione) che gli dà la consistenza cerosa. L’acido miristico è inodoro e può essere rimosso per ottenere l’assoluta di iris, o assoluta di ironi.
L’acido miristico provoca problemi direttamente a causa della sua acidità che riduce le possibilità di miscelazione con altri ingredienti.
Per questo l’acido miristico è considerato indesiderabile dal profumiere, anche se ha alcuni vantaggi, come la fissazione del delicato aroma degli ironi, ecc. Inoltre alcuni produttori desiderano ottenere l’assoluta seguendo i propri metodi di isolamento.
L’olio essenziale di Iris pallida contiene soprattutto gli enanziomeri destrogiri degli ironi ((+)-(Z)-α-irone e (+)-(Z)-γ-irone) mentre l’olio di Iris germanica contiene soprattutto gli enanziomeri levogiri ((-)-(Z)-α-irone, (-)-(Z)-γ-irone).
Gli ironi di Iris pallida più caratteristici dal punto di vista olfattivo sono: (+)-(Z)-α-irone (in media 3-4%, il 20–30% del contenuto libero da miristato) e (+)-(Z)-γ- irone (in media 4,5-6%, il 30–40% del contenuto libero da miristato), ma la miscela di ironi è molto più complessa.

Il punto di fusione varia da 38°C a 50° C (anche se la forbice più tipica è 40-45°C) per dare un liquido di colore da giallo a giallo-marrone.
Se invecchia diviene più solido o addirittura cristallino. Il burro è solubile nella maggior parte degli oli fissi, oli minerali e propilen glicole, e in etanolo in tutte le
proporzioni a 50° C (EOA No. 116), ma non è solubile in etanolo a temperatura ambiente ed in glicerina.

Uso storico

L’Iris, probabilmente di origine asiatica, venne diffusa dagli Arabi nel bacino del Mediterraneo, e veniva coltivato da Egizi, Greci e Romani.
Greci e Romani apprezzarono l’Iris per la cosmesi, e gli unguenti di Elis e Corinto erano famosi per il loro prfumo di violetta
L’estratto Vittoriano “extrait de civette” era un mix di Zibetto e Iris
Le prime menzioni del rizoma di Iris si trovano nelle tavolette Micenee in Lineare B (ca. 1450 BC), nei Papiri Ebers (ca. 1550 a.C.), successivamente nei lavori di Teofrasto, Plinio e Dioscoride (Manniche, 1999). Teofrasto (c. 371 – c. 287 BC) parla di un fiore che i Greci chiamavano Ἶρις per i suoi petali multicolori, associandolo ad Iride, messaggera degli dei e personificazione dell’arcobaleno, e menziona la necessità di maturare, da tre a sei anni, i rizomi di Iris perché potessero esprimere a pieno tutta la loro forza aromatica (Theophr.Deod.34, in Hort 1916). Egli aggiunge anche che il rizoma, dotato di proprietà piccanti, era in grado di ustionare le mani di quanti lo lavoravano (Theophr.Deod.32, in Hort 1916)
Plinio (c. AD 23 – August 25, AD 79) racconta di come il profumo di Iris da Corinto sia stato per lungo tempo tenuto in grande considerazione, fino a quando il profumo di Cyzicus non divenne di moda e lo soppiantò.
Nel passato fu importante nella fitoterapia occidentale, ma poi divenne principalmente un materiale da profumeria. La polvere era usata in epoca Elisabettiana per profumare il tabacco da fiuto.
Il primo utilizzo dell’Iris nella profumeria moderna italiana è attribuito ai frati domenicani di Santa Maria Novella in Firenze, nel 1600.
Fino alla fine del ‘700 si parla dell’Iris come pianta spontanea che fornisce radici e foglie destinate ad usi medicinali; nel 1776 Ferdinando Paoletti, pievano di Villamagna presso Firenze, scrive gli “Opuscoli interessanti l’agricoltura” ed esorta i proprietari terrieri a diffondere la coltivazione di questa pianta, di cui egli dimostra i vantaggi. Anziché essere dannosa per le mura sulle quali cresce, secondo Paoletti questa pianta è di estrema utilità perché “… il contadino per non la danneggiare calpestandola non vi passeggia mai; e se i muri cadono, ne sarà causa la vetustà, le infiltrazioni d’acque, e non mai la coltivazione del giaggiolo, la quale anzi procura qualche prodotto col retratto del quale si supplirà alle spese…"(Perugi 2013) .
Dal 18° secolo è diventato un ingrediente fondamentale, e la coltivazione a scopo commerciale inizia nel 19° secolo. Raggiunge il massimo della estensione coltivata tra il 1850 ed il 1920
Giovanvettorio Soderini scrive: “… Fassi gran procaccio delle barbe di ghiaggiuolo per le tinte, per le quali si adopera a secco…Conviene a questo effetto farne grand’imprese, piantandone per tutte le strade rasente gli orti e riempiendone tutti gli scampoli della possessione, dove al tempo ch’è fioriscono, fanno ancora bel vedere, e massimamente mesticando i bianchi con gli azzurri…” (Soderini 1814)
Antonio Targioni Tozzetti, scrive: “…pianta perenne, nativa dei luoghi montuosi di varie parti d’Italia, ma specialmente dei contorni di Firenze, sulle cui mura si trova spontanea…La radice d’ireos ha avuto credito di espettorante, aperitiva, sternutatoria, purgativa, lenitiva, emetica, ed usata nella cachessia, nell’itterizia, nelle tossi catarrali, nelle idropi, come diuretica. All’esterno, in polvere, era usata per certe ulceri, per risolvere gli ingorghi edematosi indolenti, per i dolori dei denti…”. Pare che il profumo ricavato dai rizomi dell’Iris fosse il preferito di Caterina de’ Medici, che portò con sé in Francia il segreto di questa essenza, che da lei prese il nome di “ acqua della regina” (Targioni Tozzetti 1847).
Iris pallida fu introdotta, secondo Guenther, nei dintorni di Firenze nel 1842 da Adriano Piazzesi, che la piantò vicino al villaggio di San Polo, nella comunità del Greve (Chianti). Intorno al 1900 la coltivazione si estese a Siena, Arezzo, Lucca e alle regioni di Grosseto, Perugia e Faenza.
La domanda di rizoma iniziò però a declinare alla fine degli anni 40 del secolo scorso, tanto che Guenther scrive che nel 1950 la coltivazione si era ristretta all’alta Valdarno e al Chianti, arrivando a soli 100 ettari o meno dai 400 nel momento di massima produzione (1902-1905). Nello stesso arco di tempo la produzione di rizoma secco è declinata da 1600 tonnellate annue a 200-350 tonnellate annue. (Guenther 1952) Nel 1995 le estensioni coltivate in Toscana non erano superiori ai 70 ettari.
Al momento è usato come fissativo e nota di base in profumeria, utilizzato soprattutto in profumi alla violetta e in miscele con Cassis, Rosa, Opopanax, Bergamotto e Lavanda.

Tassonomia

Le specie del genere Iris fanno parte della famiglia delle Iridaceae, ed in particolare della sottofamiglia delle Iridoideae e della tribù delle Irideae (ARS 2014; Mabberly 2008).
Il genere Iris comprende circa 300 specie, soprattutto ornamentali, diffuse allo stato spontaneo nell’emisfero settentrionale, dal Circolo Polare artico al Tropico del Cancro.
La sistemazione tassonomica del genere è complessa, vista anche la grande somiglianza morfologica tra le specie. Alcune ricerche suggeriscono che le specie di Iris coltivate derivino da ibridazioni di specie come Iris pumila, Iris lutescens, Iris aphylla, Iris variegata e Iris albicans[1].
Secondo Pignatti[2] vi sono 15 specie spontanee in Italia. L’autore identifica tre specie di importanza commerciale:
1. Iris florentina L. , a fiori bianchi, di origine araba, simbolo della città di Firenze, una volta coltivata, ora ritornata allo spontaneo.
2. Iris germanica L. con fiori viola e coltivata anche come ornamentale.
3. Iris cengialti Ambrosi (Iris pallida Auct.) con fiori blu-violetto, o violacei, di probabile origine in Asia minore, molto presente nei Balcani e presente in Italia ed in ex-Jugoslavia con popolazioni differenti.
Secondo la Flora Europea i tre taxa vanno invece raggruppati in due specie (Tutin, 2001):
1. Iris germanica L. che include la varietà florentina Dykes a fiori bianchi
2. Iris pallida Lam. con le due subspecie pallida e cengialti
L’ultima sistemazione tassonomica, che useremo nel testo, mantiene la divisione in due di Tutin e vuole che Iris x florentina sia sinonimo di Iris x germanica (The Plant List):
1. Iris × germanica L., Sp. Pl.: 38 (1753) (sinonimo Iris x florentina) con, secondo altri autori (GRIN), due nothovar (cultivar di ibridi interspecifici), Iris x germanica nothovar. florentina e Iris x germanica nothovar. germanica. Numero di cromosomi 2n=44 (raramente 2n=36 o 48)
Sono piante probabilmente native dell’Europa meridionale centrale, della penisola Balcanica e del Mediterraneo, ma stabilitesi in tutta la zona temperata del mondo [nota]. Iris x germanica è da considerarsi un ibrido naturale e fertile tra Iris pallida e Iris variegata, entrambi con numero di cromosomi 2n=24 (Henderson (1992)
2. Iris pallida Lam., Encycl. 3: 294 (1789) (sinonimi: Iris × germanica subsp. pallida (Lam.) O.Bolòs & Vigo, Fl. Països Catalans 4: 159 (2001); Iris x pallide-caerulea Pers., Syn. Pl. 1:51 (1805), nom. superfl.) con tre sottospecie, Iris pallida subsp. cengialti (Ambrosi ex A.Kern.) Foster, Iris pallida subsp. illyrica (Tomm. ex Vis.) K.Richt., e Iris pallida subsp. pallida. Numero di cromosomi 2n=24
Sono piante native dell’Europa meridionale, della ex-Jugoslavia e dell’Italia, ma naturalizzate alle Canarie, in Israele e Libano, in Albania, Bulgaria, Romania.

[nota]: Le specie di Iris native della Lessinia sono tre:
1. Iris cengialti Ambrosi ex A. Kern. subsp. cengialti⁠1, una specie rara presente sul Monte Summano (che però potrebbe essere risistemata come Iris pallida subsp. cengialti (Ambrosi ex A. Kern) ex Foster? oppure come Iris pallida subsp. illyrica (Tomm. ex Vis.) K.Richt?),.
2. Iris germanica L.
3. Iris graminea L.

Fonti:
Bezzi, A., et al., Productivity and quality of rhizomes of some different tyes ofIrissp. ISHS Acta Horticulturae, 1993. 344.
Pignatti, S., Flora d'Italia. 1982, Bologna: Edagricole
Tutin, T.G., et al., Flora Europaea. 2001, Cambridge: Cambridge University Press
The Plant List. Version 1.1. 2013 [cited 2014 18 November 2014]; Available from: http://www.theplantlist.org/
GRIN Laboratory, N.G.R. Germplasm Online Database. [cited 2014 18 November 2014]; Available from: http://www.ars-grin.gov/cgi-bin/npgs/html/taxon.pl?12676.
Henderson NC (1992) “What is Iris germanica?” Bull A, Iris Soc 286:6-11
Henderson NC (2002) “Iris Linnaeus” In: Flora of North America Committee (eds.) 1993+. Flora of North America North of Mexico, vol. 26, New York/Oxford, pp. 371-376

Molecole

  • (E)-α-Irone 0,500% - 2,700%
  • (Z)-α-Irone 57,000% - 67,000%
  • (Z)-γ-Irone 33,000% - 40,000%
  • Acetofenone 0,010%
  • Acetovanillone 0,010%
  • Acetoveratrone 0,010%
  • Acido caprico 0,010%
  • Acido caprilico 0,010%
  • Acido laurico 0,010%
  • Acido miristico 83,000% - 90,000%
  • Acido pelargonico 0,010%
  • Acido tridecilico 0,010%
  • Acido undecilico 0,010%
  • Aldeide oleica 0,010%
  • Benzaldeide 0,010%
  • Caprato di metile 0,010%
  • Capriato di etile 0,010%
  • Caprilato di metile 0,010%
  • Furfurale 0,010%
  • Geraniolo 0,010%
  • Laurato di etile 0,010%
  • Laurato di metile 0,010%
  • Linalolo 0,010%
  • Miristato di etile 0,010%
  • Miristato di metile 0,010%
  • n-Deciladeide 0,010%
  • Nerolo 0,010%
  • Oleato di metile 0,010%
  • Palmitato di metile 0,010%
  • Stearato di metile 0,010%

Bibliografia

  • GRIN: 2014
    http://www.ars-grin.gov/cgi-bin/npgs/html/taxon.pl?12676
    Rivista: Laboratory, N.G.R. Germplasm Online Database


  • Soderini, G.: 1814
    Della cultura degli orti e giardini trattato di Giovanvettorio Soderini ora per la prima volta pubblicato
    Editore: Firenze


  • Guenther, Ernest: 1952
    Essential oils. Vol-6: Individual essential oils of the plant families
    Editore: Van Nostrand Reinhold ed.


  • Perugi, A: 2013
    L’Iris di Firenze: Fiore e stemma della città. Una lettura botanica del gliglio fiorentino.
    Editore: Il Valico Edizioni. Firenze


  • Mabberley, D.J.: 2008
    Mabberley’s Plant-Book. 3rd Edition
    Editore: Cambridge: Cambridge University Press


  • Arctander, S.: 1961
    Perfume and Flavour Materials of Natural Origin
    Editore: Private publication


  • Hort, A. (ed.): 1916
    Theophrastus. Enquiry into plants and minor works on odours and weather signs. Vol. 2.
    Editore: W. Heinemann, London