Abete bianco

Abies alba Mill., Gard. Dict. ed. 7: n.º 1 (1756).

    • Tracheophyta
      • Spermatophytina
        • Pinopsida Burnett
          • Pinidae Cronquist & al.
            • Pinales Gorozh.
              • Pinaceae F. Rudolphi
                • Abies Mill.

Sinonimi
Abies candicans Fisch. ex Endl.
Abies nobilis A.Dietr.
Abies pectinata (Lam.) Lam. & DC.

L’Abete bianco è una conifera, un albero sempreverde dal legno resinoso, che può arrivare fino a 45 m. di altezza, tipico delle regioni montagnose dell’Europa Meridionale tra i 400 e i 2000 m. Nel passato da questa specie si otteneva la “Trementina Alsaziana” o “Trementina di di Strasburgo”, e dai suoi coni un olio essenziale detto “Olio di Templin”.   Il nostro olio essenziale è ottenuto per distillazione in corrente di vapore dagli aghi e dai ramoscelli fogliari, ed appare come un liquido trasparente, limpido e di color giallo pallido, con odore fresco, leggero, radiante e dolce con aspetto balsamico e nota citrica. La nota di testa è fresca e alta, che richiama resine e aghi di pino, il corpo è resinoso e di carattere lavandato e quasi fruttato.   In media per ottenere 1 litro di olio essenziale ci vogliono 200-300 kg di pianta. L'olio è caratterizzato chimicamente dai monoterpeni, viene spesso usato in profumeria per le fragranze di pino e pino/erbaceo per bagni schiuma e per preparazioni medicinali per inalazione. Usato anche nei profumi maschili per le note fresche e balsamiche.  Nessun olio essenziale derivato delle Conifere dovrebbe essere utilizzato se troppo vecchio, ossia se eccessivamente ossidato, poiché potrebbe causare irritazione. In termini temporali l’olio essenziale se ben conservato altrettanto bene diventa ”vecchio” in 12-18 mesi. Conservare in contenitori sigillati, al riparo dalla luce e dal calore, se possibile in frigorifero.

Sinonimo botanico

Abies abies Rusby, Bull. Pharm. (Paris), reimpr.: 16 (1892), nom. inval.
Abies alba subsp. apennina Brullo, Scelsi & Spamp., Veg. Aspromonte: 41 (2001).
Abies alba var. aurea auct., Garden (London, 1871-1927) 5: 231 (1874).
Abies alba var. brevifolia Mattf., Mitt. Deutsch. Dendrol. Ges. 1925: 22 (1925).
Abies alba var. columnaris (Carrière) C.K.Schneid. in E.E.Silva Tarouca, Uns. Freil.-Nadelhölzer: 151 (1913).
Abies alba f. columnaris (Carrière) Rehder, J. Arnold Arbor. 1: 55 (1919).
Abies alba compacta Parsons, Cat. 1887: 65 (1887).
Abies alba var. compacta (Parsons) Rehder, Man. Cult. Trees: 34 (1927).
Abies alba f. compacta (Parsons) Rehder, J. Arnold Arbor. 6: 204 (1925).
Abies alba var. glauca Gordon, Pinetum: 3 (1855).
Abies alba subsp. pardei (Gaussen) Silba, J. Int. Conifer Preserv. Soc. 15: 36 (2008).
Abies alba var. pardei (Gaussen) Silba, Phytologia 68: 9 (1990).
Abies alba f. pendula (Carrière) Rehder, Bibl. Cult. Trees: 11 (1949).
Abies alba lusus pendula (Carrière) Asch. & Graebn., Syn. Mitteleur. Fl. 1: 191 (1897).
Abies alba var. podolica R.I.Schröd., Mitt. Deutsch. Dendrol. Ges. 1899: 121 (1899).
Abies alba f. pyramidalis (Carrière) Voss, Vilm. Blumengärtn. ed. 3, 1: 1237 (1896).
Abies argentea Chambray, Traité Prat. Arbr. Résin. Conif.: 17 (1845).
Abies baldensis (Zuccagni) Zucc. ex Nyman, Consp. Fl. Eur.: 674 (1881).
Abies candicans Fisch. ex Endl., Syn. Conif.: 96 (1847).
Abies chlorocarpa Purk. ex Nyman, Consp. Fl. Eur.: 674 (1881).
Abies duplex Hormuz. ex Beissn., Handb. Nadelholzk., ed. 3: 110 (1930).
Abies excelsa Link, Abh. Königl. Akad. Wiss. Berlin 1827: 182 (1827), nom. illeg.
Abies metensis Gordon, Pinetum, ed. 2: 211 (1875).
Abies miniata Knight ex Gordon, Pinetum, ed. 2: 8 (1875).
Abies minor Gilib., Exerc. Phyt. 2: 412 (1792), opus utique oppr.
Abies nobilis A.Dietr., Fl. Berlin 2: 793 (1824).
Abies pardei Gaussen, Bull. Soc. Hist. Nat. Toulouse 57: 358 (1928 publ. 1929).
Abies pardei subsp. pancicii Rac & Lovric, Simpoz. Proucavanje Biljnog Zivotinjskog Sveta sa Aspekta Problema Zaštite i Unapredenja Zivotne Sredine Kragujevac: 80 (1988).
Abies pectinata (Lam.) DC. in J.B.A.M.de Lamarck & A.P.de Candolle, Fl. Franç., ed. 3, 3: 276 (1805), nom. illeg.
Abies pectinata var. columnaris Carrière, Rev. Hort. (Paris), sér. 4, 8: 39 (1859).
Abies pectinata var. pendula Carrière, Traité Gén. Conif.: 207 (1855).
Abies pectinata f. pendula (Carrière) Conw., Abh. Landesk. Prov. Westpreussen 9: 161 (1895).
Abies pectinata var. pendula-gracilis Sénécl., Conifères: 14 (1868).
Abies pectinata var. pyramidalis Carrière, Traité Gén. Conif.: 207 (1855).
Abies picea (L.) Lindl., Penny Cyclop. 1: 29 (1833), nom. illeg.
Abies rinzii K.Koch, Dendrologie 2(2): 218 (1873).
Abies taxifolia Raf., New Fl. 1: 38 (1836).
Abies taxifolia Desf., Hort. Par. 3: 356 (1809).
Abies taxifolia Duhamel, Traité Arbr. Arbust. 1: 3 (1755).
Abies tenuirifolia Beissn., Handb. Nadelholzk.: 121 (1909).
Abies vulgaris Poir. in J.B.A.M.de Lamarck, Encycl. 6: 514 (1804).
Peuce abies Rich., Ann. Mus. Hist. Nat. 16: 298 (1810).
Picea excelsa Wender., Pfl. Bot. Gärt. 1(Conif.): 11 (1851), nom. illeg.
Picea kukunaria Wender., Pfl. Bot. Gärt.: 11 (1851).
Picea metensis Gordon, Pinetum: 152 (1858).
Picea pectinata (Lam.) Loudon, Arbor. Frutic. Brit. 4: 2329 (1838).
Picea pectinata var. pendula (Carrière) Godefroy ex Gordon, Pinetum: 153 (1858).
Picea pyramidalis Gordon, Pinetum, Suppl.: 49 (1862).
Picea rinzi Gordon, Pinetum: 152 (1858), pro syn.
Picea tenuifolia Beissn., Handb. Nadelholzk.: 433 (1891).
Pinus abies Du Roi, Diss. Inaug. Obs. Bot.: 39 (1771), nom. illeg.
Pinus abies var. pectinata (Lam.) Christ, Verh. Naturf. Ges. Basel 3: 542 (1863).
Pinus alba (Mill.) Münchh., Hausvater 5(1): 222 (1770).
Pinus baldensis Zuccagni, Cent. Observ. Pl. 1: 46 (1806).
Pinus heterophylla K.Koch, Linnaea 22: 295 (1849).
Pinus lucida Salisb., Prodr. Stirp. Chap. Allerton: 399 (1796).
Pinus pectinata Lam., Fl. Franç. 2: 202 (1779).
Pinus picea L., Sp. Pl.: 1001 (1753).
Pinus picea f. columnaris (Carrière) Voss in K.Putlitz & L.Meyer, Landlexikon 4: 774 (1913).
Pinus picea f. pendula (Carrière) Voss in K.Putlitz & L.Meyer, Landlexikon 4: 774 (1913).
Pinus picea f. pyramidalis (Carrière) Voss in K.Putlitz & L.Meyer, Landlexikon 4: 774 (1913).
Fonte: The Plant List (2013)

Altre specie

Altri OE del genere Abies
Abete di Vancouver: Abies grandis (Dougl ex D Don) Lindley
Sin.: Abies amabilis A Murray (non Forbes); A. excelsior Franco
Originario della British Columbia e USA, coltivato nelle Hawaii

Abete del Caucaso: Abies nordmanniana (Steven) Spach
Sin.: A. alba ssp. nordmanniana
Originario del caucaso e delle rive del Mar Nero
Caratterizzato dai bassi livelli di acetato di bornile

Abies sibirica Ledebour
Sin.: Pinus sibirica Turczaninow
Originario della Russia Nord ed Est; Siberia; Turkistan; Kazakistan
Contiene monoterpeni come (–)-canfene, α- e β-pinene ma soprattutto esteri
(40%) come (–)-acetato di bornile (componente più importante), acetato di terpenile, più un diterpene (isoabienolo)

Abies sachalinensis
Originario del Giappone
Contiene soprattutto l-limonene e vari sesquiterpeni
Fonte: Valussi, M (2012)

Descrizione botanica

Albero sempreverde, dal legno resinoso, maestoso, di altezza fino a 45 m. tipico delle regioni montagnose dell’Europa Meridionale tra i 400 e i 2000 m. Le foglie sono aghi appiattiti persistenti, rigidi e inseriti singolarmente sui rametti, in disposizione a pettine. La pagina superiore è di colore verde scuro e lucida, quella inferiore ha due linee parallele biancastre-azzurrognole. L'impollinazione avviene tramite vento. (Valussi 2012)
Il nome generico Abies deriva da Abies, –tis, nome classico latino derivato dalla radice sanscrita abh, o sgorgare (della resina). Il nome specifico alba deriva dal colore bianco-grigio argenteo della corteccia degli esemplari giovani. (Acta Plantarum 2007)
Nel passato da questa specie si otteneva la “Trementina Alsaziana” o “Trementina di di Strasburgo”, e dai suoi coni un olio essenziale detto “Olio di Templin”. (Guenther 1952)

È inserito tra le specie il cui status di conservazione è di minima preoccupazione (IUCN Red List 2016).
Considerato minacciato in maniera critica in Bielorussia dal Forest Resources Assessment nel 2005 (FRA 2005)

Parte usata

Foglie e ramoscelli fogliari (Valussi 2012)

Raccolta

Raccogliere se possibile in inverno, o comunque dopo i primi geli e prima dei caldi primaverili.
È inserito tra le specie il cui status di conservazione è di minima preoccupazione (IUCN Red List 2016)
Considerato minacciato in maniera critica in Bielorussia dal Forest Resources Assessment nel 2005 (FRA 2005)

Parametri di distillazione

Distillazione in corrente di vapore di aghi e ramoscelli sminuzzati o interi.
Il materiale può essere distillato intero (ramoscelli cin aghi) oppure dopo un intervento di biotriturazione o sminuzzamento. Nel primo caso può servire macerare il materiale vegetale in acqua tiepida per 24 ore prima di distillarlo, per ammorbidire la cuticola cerosa delle foglie e favorire l'uscita del materiale volatile. Nel secondo caso, lo sminuzzamento rende l'essenza direttamente disponibil, accelerando molto il processo di estrazione. Teoricamente più fine è il materiale, più veloce la distillazione, ma materiali tritati troppo finemente portano ad un impaccamento del materiale nella caldaia, con il rischio di creare delle sacche impenetrabili al vapore, favorendo la genesi di percorsi preferenziali per il vapore stesso che quindi non estrarrebbe tutto il materiale.

Rese in olio essenziale

0,25-0,45%, più bassa in primavera, meglio in inverno (Guenther 1952; Burfield 2000)

Descrizione dell'olio

Liquido mobile e trasparente, da incolore a giallo pallido.
Odore leggero, radiante, con una nota di testa fresca e alta, che richiama resine
e aghi di pino, corpo resinoso e carattere lavandato, quasi fruttato e citrico. Notevolmente più delicato di Abies balsamea. La nota finale è debole e meno resinosa dell’olio fresco, ma mantiene la nota fruttata/lavandata. (Burfield 2000)

Gravità specifica: 0,865-0,888 (25°C)
Rotazione ottica: -30° - -67°
Indice di rifrazione: 1,470 - 1,4755 (20°C)
Esteri (come bornil acetato): 4-12%

Adulterazioni

Quest’olio è sempre stato oggetto di adulterazioni con pineni, bornil acetato,
isobornil acetato ecc. anche se l’adulterazione è facilmente riconoscibile perché
lascia un profilo odoroso sporco e confuso (Burfield 2000)

Uso storico

Gli aghi di Abies alba (e quelli di Picea abies) venivano usate in decotto come rimedio per trattare i sintomi dello scorbuto, come scoprì la ciurma della seconda spedizione di Cartier, che nel 1536 ricevette dagli Irochesi un decotto di conifere per trattare lo “scorbut” (Durzan 2009). Nel 700 vari estratti di Abies alba, A. balsamea, e Picea abies venivano proposti come rimedio per lo scorbuto in Canada, sotto il nome di Sapinette, che poteva essere un decotto di aghi oppure di gemme. Il rimedio, molto comune in Canada, era però in uso nella marina Russa da molto tempo prima che diventasse comune in Canada, ed avrebbe avuto origine nella zona Baltica (Spary 2000).

In Polonia, in Europa settentrionale ma nelle regioni settentrionali italiane, con le gemme giovani si prepara uno sciroppo mescolandole con zucchero, usato come snack per bambini ma anche come piccolo rimedio per la tosse. Negli ultimi anni, con il revival dei cibi tradizionali, è tornato di moda (Łuczaj, Szymański 2007)

Uso in profumeria

L'olio essenziale viene usato in fragranze di pino fresco o pino erbaceo in toiletries come bagnoschiuma o shampo. Usato anche nelle fragranze maschili per le note fresche, pinacee e balsamiche (Burfield 2000)

Tossicità

CAS n°: 8021-27-0

Tossicità acuta
LD 50 orale (ratto) > 5 g/kg di peso corporeo; LD 50 cutanea (coniglio) > 5 g/kg (Shelanski, 1972).

Irritazione.
L'olio puro di aghi di Abies alba non ha mostrato di essere irritante se applicato al dorso di topi glabri (Urbach & Forbes, 1972). Applicato puro alla cute integra e lesionata di coniglio per 24 ore con occlusione non è stato irritante (Shelanski, 1972). Usato al 20% in petrolato non ha prodotto irritazione in test su esseri umani dopo un closed-patch test di 48 ore (Kligman, 1972).

Sensibilizzazione.
Testato al 20% su 25 volontari sani non ha prodotto reazioni di sensibilizzazione (Kligman, 1966; Kligman, 1972).

Fototossicità.
Nessuna reazione fototossica riportata (Urbach & Forbes, 1972).


Sovradosaggio.
L'ingestione di gradi volumi di olio essenziale o l'uso di grandi quantità in applicazione esterna possono portare ad intossicazione, danni renali, lesioni cerebrali.

Sintomi di intossicazione orale: nausea, vomito, arrossamento del viso, ipersalivazione, tracheite, sete, diarrea, coliche intestinali, dispnea, vertigine, disuria, ematuria, albuminuria.

Trattamento dell'intossicazione: lavanda gastrica con soluzioni di solfato di sodio, svuotamento intestinale, instillazione di paraffina e carbone attivo.
Il trattamento ospedaliero di solito comprende: trattamento spasmi con diazepam IV, sostituzione elettrolitica, trattamento dell'acidosi con infusione di bicarbonato di sodio.

Cautele

Rischi: sensibilizzazione in caso di utilizzo di un olio ossidato (Tisserand & Young 2014)
Cautele: evitare olii vecchi o ossidati (Tisserand & Young 2014)

La pianta ha status GRAS status dal 1965 ed è approvata per uso alimentare dall'FDA. Il Concilio d'Europa (CoE 1970; http://www.eufic.org/it) ha incluso la pianta nella lista delle sostanze ammesse all'uso, con possibili limitazioni del principio attivo nel prodotto finale (Opdyke 1979).

Nessun OE delle Conifere, e in genere nessun OE a rischio di ossidazione di monoterpeni, dovrebbe essere utilizzato se troppo “vecchio”. Si definisce “vecchio” un OE delle Conifere quando contiene abbastanza perossidi (idroperossidi) da presentare un problema. Non sempre questo livello definisce realmente l’età del materiale, perché a volte anche OE appena distillati contengono troppi perossidi.
Questo livello è calcolato dall’IFRA in 10 mmol/l, determinato con il metodo EOA (Shelanski, 1972). L’IFRA e il SCCOP suggeriscono di aggiungere antiossidanti all’olio per mantenere basso il livello di perossidi. Questo perché in letteratura si riporta un aumento del rischio di sensibilizzazione all’aumentare del livello di perossidi (Tisserand & Young 2014).
Una forte critica alla ragionevolezza di questa indicazione viene da Burfield (2007), il quale fa notare che il limite dei perossidi per il limonene è doppio, pari a 20 mmol/L. L’autore fa notare quanto sia strano che il limonene (un idrocarburo monoterpenico tra i maggiori target dell’ossidazione) presenti minori rischi di un olio essenziale che ne contiene il 20% (Burfield 2007).

In termini temporali un OE di Conifera distillato bene e conservato altrettanto bene diventa ”vecchio” in 12 mesi. La conservazione a temperature ridotte, al buio e in atmosfera inerte può far aumentare il periodo a 24 mesi.
Tutti gli OE delle Conifere che contengono Δ-3-carene e altre sostanze capaci di formare perossidi sono dei potenziali sensibilizzanti.
Queste sostanze si sviluppano soprattutto nelle vecchie scorte, quindi è il caso di acquistare quantità ridotte e rinnovare di frequente lo stock.
Conservare in contenitori sigillati, al riparo dalla luce e dal calore, se possibile in frigorifero.

Non usare a livelli superiori al 5% nei profumi
.

Solubilità

1:7 90% etanolo (Fenaroli 2010)

Tassonomia

Tracheophyta (piante vascolari)
Sottodivisione: Spermatophytina (piante a seme, fanerogame)
Classe: Pinopsida – conifere
Sottoclasse Pinidae
Ordine Pinales
Famiglia Pinaceae
Genere Abies Mill. Abete
Specie Abies alba Mill. – Abete bianco
Fonte: www.itis.gov

Molecole

  • (+)-α-pinene 6,000% - 35,000%
  • (4R)-Limonene 25,000% - 55,000%
  • Canfene 9,000% - 20,000%
  • β-Mircene 1,000%

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