FAQ

Generale

È vero che oli essenziali, assolute ed oleoliti sono la stessa cosa?

Risposta breve: NO

Risposta estesa.

Assolutamente no.  I tre prodotti derivano da processi completamente differenti, gli oli sono distillati o spremuti a freddo per le bucce degli agrumi, le assolute sono il risultato di un processo estrattivo complesso che comprende vari passaggi con differenti solventi, e gli oleoliti sono un tipo di estratto semplice, dove il solvente è un olio grasso.

Per maggiori dettagli sui diversi tipi di estratti aromatici oltre agli oli essenziali, ecco qui un articolo più completo.

È vero che gli oli essenziali si chiamano così perché sono essenziali per la pianta o per l’uomo?

Risposta breve: NO

Risposta estesa

Sul termine “olio essenziale” c’è molta confusione, che vale la pena disperdere.

Alcuni autori hanno scritto che l’olio essenziale si chiami così perché svolge funzioni “essenziali” nella pianta, alcuni si spingono a dire che gli oli essenziali sarebbero l’energia vitale di una pianta, che svolgerebbero nella pianta un ruolo assimilabile a quello del sangue negli animali. Altri ritengono che essi rappresenterebbero l’”essenza”, il totum, della pianta, che negli oli essenziali sia rappresentata tutta la complessità della pianta. Altri ancora che essi svolgerebbero funzioni “essenziali” nel nostro organismo.

La genesi del nome è abbastanza chiara, deriva probabilmente dall’ambiente alchemico e dall’idea che gli alchimisti avevano della distillazione come processo con il quale “si purifica il grossolano dal sottile”, e grazie al quale si può ottenere la quinta essentia, l’elemento incorruttibile. Ecco quindi che il termine essenziale denota, nella lettura degli alchimisti medievali europei, la natura incorruttibile e basilare di ciò che si ottiene dalla distillazione.

Detto questo, che base scientifica hanno le spiegazioni offerte da alcuni autori in aromaterapia? Vediamo:

1. L’olio essenziale svolge funzioni “essenziali” nelle piante, ovvero è essenziale per la sopravvivenza delle piante.

Se per essenziale intendiamo che senza l’olio essenziale la pianta non può sopravvivere, sappiamo già che questo non è vero, sia nel senso che esistono piante che non producono oli essenziali eppure sopravvivono perfettamente bene nel loro ambiente, sia nel senso più stretto che anche le piante aromatiche sopravvivono senza oli essenziali. Questo lo si può dimostrare in maniera indiretta e diretta. Le nostre conoscenze sul ruolo degli oli essenziali ci dicono che essi sono molto importanti come strumenti di attrazione, difesa e mediazione ecologica tra pianta e ambiente biotico ed abiotico, ma che non sono indispensabili per la sopravvivenza della pianta stessa, non nel senso nel quale la clorofilla o l’amido o la cellulosa lo sono. Una pianta non può sopravvivere, non può esistere, senza clorofilla per utilizzare l’energia radiante, senza amido per stoccare l’energia chimica derivata dalla luce solare, o senza cellulosa per dare solidità alla sua struttura. Una pianta privata degli oli essenziali sopravvive peggio delle altre, ed è meno duttile, meno capace di affrontare periodi di crisi, ma può esistere.

Se è vero che l’olio essenziale non è “essenziale” per la pianta, è chiaro che esso non può essere descritto come l’energia vitale di una pianta, come il sangue della pianta. Oltretutto, questo lascerebbe senza spiegazione come farebbero a sopravvivere le piante senza oli essenziali, che dovrebbero essere prive di energia vitale, di “sangue”. Inoltre, l’idea che gli oli essenziali possano “circolare” nella pianta, magari attraverso i canali linfatici, è completamente infondata. Gli oli essenziali sono sostanze estremamente concentrate e attive, e se entrassero in contatto diretto con i tessuti della pianta li danneggerebbero molto velocemente.  Infatti essi sono immagazzinati all’intero di strutture speciali, sacche, peli ghiandolari, canali, ecc. che li tengono ben separati dagli altri tessuti. La pianta trasporta acqua, ossigeno e nutrienti grazie alla linfa, non grazie agli oli essenziali.

Naturalmente questo non significa che gli oli essenziali non svolgano ruoli molto importanti, ma questo è un altro discorso

2. L’olio essenziale rappresenta il totum, della pianta, racchiude in se tutta la complessità della pianta.

Questo sappiamo molto bene non essere vero, se soltanto torniamo alla spiegazione l capitolo XXX su come si ottengono gli oli essenziali. È infatti ben chiaro che essi sono una frazione molto specifica e ridotta della complessità della pianta. Essi contengono solo le molecole che sono volatili e che sono liposolubili, di solito una frazione ridottissima del complesso fitochimico della pianta. Una qualsiasi tintura idroacolica o addirittura una tisana sono più complesse dal punto di vista chimico di un olio essenziale, perché contengono un ventaglio più ampio di molecole. Certo, gli oli essenziali rappresentano una frazione molto saliente dal punto di vista organolettico, sensuale e simbolico, ma questo ha a che vedere con la cultura e la biologia umana, non con la pianta.

3. L’olio essenziale svolge funzioni “essenziali” nel nostro organismo.

Questo è certamente non vero se per essenziale intendiamo necessario per la vita.  Gli esseri umani sono sopravvissuti e sopravvivono senza nessun problema senza oli essenziali. Gli esseri umani non hanno usato gli oli essenziali per la maggior parte della loro storia. È vero invece che le piante aromatiche (che contengono oli essenziali) hanno accompagnato l’uomo per un lunghissimo tempo. Ma certamente, per quanto importanti, non erano necessarie alla vita dell’uomo.

È vero che gli oli essenziali sono le sostanze più ossigenate al mondo e forniscono ossigeni ai tessuti?

Risposta breve: NO

Risposta estesa.

Questa domanda così strana proviene probabilmente da una lettura superficiale di qualche testo di chimica degli oli essenziali, dove magari veniva evidenziato il fatto che gli oli essenziali contengono, oltre a molecole composte solo da atomi di carbonio ed idrogeno (gli idrocarburi terpenici), ache molecole che contengono atomi di ossigeno (i terpenoidi derivati dagli idrocarburi, ad esempio alcoli, eteri, aldeidi, ecc.).  Questo è certamente vero, ma la quantità di ossigeno (O) contenuto in un olio essenziale è sempre inferiore (contando qui i numeri di atomi e non il loro peso atomico) al contenuto in idrogeno (H) e carbonio (C) (O-C-H = ), e in alcuni oli è molto basso (ad esempio oli di conifere o di agrumi).  Diciamo che il rapporto tra O, C ed H in mono- e sesquiterpeni potrebbe essere di 1-2:10-17:18-26.

Inoltre, anche non tenendo conto di questo, il fatto che un olio contenga dell’O molecolare (ossia legato ad altri atomi all’intero di una molecola) non è assimilabile al fatto che esso contenga ossigeno libero sotto forma di molecole di ossigeno o di radicali dell’ossigeno, in grado quindi di interagire liberamente. Per liberare l’ossigeno molecolare è necessario che un organismo metabolizzi le molecole. E anche in questo caso è dubbio che il metabolismo porti ad ossigeno libero, almeno immediatamente. Di solito si tratta del passaggio dell’ossigeno da una molecola ad una diversa, attraverso una serie di passaggi.  Ecco quindi che l’ossigeno degli oli essenziali non può in alcun modo “ossigenare” i tessuti.

Per un approfondimento dell’argomento, ecco un articolo di Robert Tisserand

 

Utilizzo sicuro

È sicuro mettere gli oli essenziali puri direttamente nell’acqua del bagno?

Risposta breve: NO

Risposta estesa.

Gli olii essenziali sono sostanze lipofiliche, il che significa che si sciolgono bene, entrano in soluzione, in solventi grassi, come olii, burri, oppure in solventi apolari o debolmente polari, come ad esempio l’etanolo. Il che significa che se mettiamo una goccia di olio essenziale nell’acqua della vasca da bagno, questa goccia non si scioglierà nell’acqua ma rimarrà in superficie come una piccola macchia galleggiante di olio. Se quindi, una volta messo l’olio essenziale entriamo nella vasca, è molto probabile che la nostra pelle entrerà in contatto con l’olio essenziale non diluito, con  possibili effetti avversi come bruciore, infiammazione, e aumentando il rischio di fenomeni di sensibilizzazione allergica.  Ricordiamo ci infatti la regola generale che dice che nessun olio essenziale dovrebbe essere usato puro sulla pelle o sulle mucose, ma sempre diluito nella misura appropriata. Questo perché la diluizione riduce la probabilità di fenomeni allergici, riduce il rischio di fenomeni irritativi, e perché è stato provato che non è mai necessario usare un olio puro per osservare gli effetti desiderati. Per maggiori approfondimenti sulle diluizioni appropriate, si vada a leggere qui

Per usare gli olii essenziali in maniera sicura nell’acqua della vasca da bagno, o nei pediluvi, è necessario diluire gli olii essenziali in un vettore appropriato, che permetta di solubilizzare o emulsionare gli olii essenziali e che poi si possa a sua volta disperdere in maniera efficace nell’acqua.  Vi sono molte opzioni, ma la più semplice e diretta è mescolare l’olio essenziale in una quantità sufficiente di detergente liquido, che andrà poi disperso nell’acqua. Per maggiori informazioni sui metodi di dispersione degli oli essenziali nell’acqua,  si vada a leggere qui.

Mi hanno detto che è possibile e sicuro aggiungere delle gocce di olio essenziale ad un bicchiere d’acqua per berlo. È vero?

Risposta breve: NO

Risposta estesa.

Gli olii essenziali, come abbiamo visto in precedenza, sono il prodotto della distillazione che non è solubile in acqua (le molecole aromatiche solubili in acqua sono nell’acqua aromatica). È quindi abbastanza ovvio che chiunque metta poche (o tante) gocce di olio essenziale in un bicchiere d’acqua, si ritroverà con un bicchiere d’acqua alla cui superficie galleggeranno delle piccole gocce di olio essenziale, non disciolte o disperse nel fluido.  Quindi, nel bere il bicchiere, le vostre mucose orali, le vostre labbra, il vostro esofago, anche il vostro stomaco, entreranno in contatto con l’olio puro. Ora, non necessariamente questo evento è drammatico o preoccupante (anche se farlo con un olio a fenoli come il timo o la santoreggia potrebbe causarvi forti dolori e bruciore alle mucose), ma certamente non è un metodo di diluizione, né è un metodo di veicolazione intelligente.

Certamente ci sono metodi per minimizzare temporaneamente questo problema, ad esempio mettere l’olio in una bottiglia d’acqua dotata di spruzzatore, e scuotere fortemente prima di usare. Ma non si capisce perché fare così tanta fatica per migliorare un pessimo sistema quando sono disponibili altri metodi più sicuri ed efficaci.

Concludendo, se volete bere un bicchiere di acqua fresca aromatizzata al limone o alla menta, fatevi una limonata o metter una fetta di limone o poche foglie di menta nella vostra acqua. Se invece l’intento è usare gli oli internamente a scopo terapeutico, rivolgetevi ad un professionista ed usate i metodi di diluizione consigliati.

È vero che non si dovrebbero usare sulla pelle oli essenziali che non siano autorizzati per l’uso interno?

Risposta breve: NO

Risposta estesa.

Questa domanda ne nasconde in realtà due. La prima domanda è se i rischi che si corrono nell’assumere un olio essenziale per bocca siano gli stessi che si assumono nell’applicarlo sulla pelle. La seconda domanda è se l’etichettatura di un olio essenziale come alimentare significhi che è più sicuro, di maggior qualità o più efficace di un olio etichettato come cosmetico o come aroma per ambienti.

Rispondiamo alla prima domanda.

L’assunzione per bocca ci espone a rischi molto diversi da quelli pertinenti all’utilizzo sulla pelle. L’assorbimento è molto maggiore per bocca (fino al 100%) rispetto all’assorbimento transcutaneo (in media 4-5%), e la concentrazione e le quantità utilizzabili per bocca sono molto superiori. Per questa ragione la quantità di olio essenziale che può entrare nel flusso del sangue è maggiore, e quindi maggiori sono sia i possibili effetti terapeutici, sia gli effetti negativi. Mentre le mucose gastrointestinali sono fatte per facilitare l’assorbimento dei nutrienti, la pelle ha una funzione protettiva e di isolamento dall’esterno molto più forte, e quindi ci protegge meglio dall’assorbimento di molecole potenzialmente pericolose.

È quindi vero che possiamo usare sulla pelle oli che non utilizzeremmo per bocca, ad esempio teat tree, eucalipto, citronella, ecc.

Rispetto alla seconda domanda, è un altro no

Diamo per scontato di star parlando di oli essenziali veri, non adulterati con sostanze di sintesi, senza solventi, ecc.  Se stiamo parlando di oli essenziali veri, allora sappiamo per definizione che essi possono essere stati prodotti solo per mezzo della distillazione incorrente di vapore oppure per spremitura delle bucce, due metodi di ottenimento che sono intrinsecamente alimentari, nel senso che non fanno utilizzo di solventi, ed usano solo mezzi meccanici e fisici per ottenere l’olio essenziale.  Il fatto che un olio essenziale sia o meno autorizzato per l’uso intero, come aroma ad esempio, dipende dalla natura dell’olio essenziale stesso, non dal metodo utilizzato per ottenerlo, che è comunque sempre lo stesso.  L’olio essenziale di Calamo aromatico (Acorus calamus) non è permesso in assunzione orale per il rischio di ingestione di sostanze cancerogene.  Questo olio essenziale non sarà “alimentare” in nessun caso. Lo stesso vale per l’olio di Wintergreen (Gaultheria procumbens): che sia etichettato come alimento o come cosmetico, un cucchiaio è sufficiente ad ammazzare un adulto. E questo ci porta anche a considerare il fatto che purezza e qualità di un olio non sono rilevanti per i problemi di tossicità. Chi ad esempio, sul web, dichiara che gli oli che non siano alimentari possono contenere adulteranti, solventi, e così via, dichiara il falso, poiché non è l’etichetta alimentare ad assicurare che l’olio essenziale non li contenga, bensì la definizione stessa di olio essenziale.

La scelta, almeno in Europa, di uscire sul mercato con una etichetta come “aroma alimentare”, come “integratore alimentare”, come “cosmetico” o come “prodotto per la casa dipende meramente da scelte burocratiche, di posizionamento sul mercato ed anche d scelte sulla risoluzione dei contenziosi.  Il fatto che l’olio essenziale di lavanda di una compagnia abbia un’etichetta che dice “non per uso interno” non ha nulla a che vedere con la qualità dell’olio essenziale stesso, che andrà misurata in altri modi. Piuttosto, è probabile che la ditta preferisca un’etichetta più restrittiva per non avere responsabilità in caso un cliente decidesse di ingerire il contenuto della boccetta in una volta sola.  Oppure perché in certi casi ritengono che l’etichetta protegga di più il consumatore scoraggiandolo dall’utilizzo interno. 

Più importante dell’etichetta è la scelta di termini ad essere rivelatrice. Un’etichetta che riporti termini quali essenza o profumo è sospetta.

È vero che l’ingestione degli oli essenziali può essere rischiosa?

Risposta breve: SI

Risposta estesa

L’assunzione per bocca, nelle sue varie forme, è quella, insieme all’inalazione, che permette il più veloce e massiccio assorbimento dell’olio essenziale. La differenza è che nell’inalazione la quantità totale di olio offerto all’assorbimento non è quasi mai molto elevata, perché è difficile inalare dosi molto elevate di oli essenziali. Nell’ingestione invece è possibile, soprattutto mediante l’utilizzo di capsule, assumere dosi elevate di olio essenziale. Questo fatto, da solo, spiega perché la somministrazione orale è una tra le più delicate dal puto di vista della sicurezza

Naturalmente, come  quasi sempre nella vita, è la dose ad essere rilevante.  Tutti i giorni la maggior parte delle persone consuma oli essenziali per bocca, mangiando vegetali crudi, bevendo una tisana aromatica, lavandosi i denti con un dentifricio, masticando una gomma da masticare o una caramella balsamica. Assumiamo anche oli essenziali molto tossici, come l’assenzio, bevendo certi liquori. È quindi chiaro che almeno certi oli essenziali non sono così pericolosi da non poterli usare per bocca. Ma le quantità di oli essenziali che introduciamo in questo modo sono ridottissime rispetto a quelle utilizzate in terapia. Nel primo caso si ragiona in termini di parti per milione (ppm) mentre nel secondo caso si utilizzano diluizioni a percentuale (%). Facciamo un esempio: un liquore all’assenzio contiene all’incirca 60 ppm di olio essenziale di assenzio, ossia lo 0,006%; bevendo 20 ml di liquore stiamo assumendo 0,0036 ml di olio essenziale, o un decimo di goccia. Se assumo una capsula contenente 5 gocce di olio essenziale (una dose non particolarmente elevata) sto assumendo una dose 50 volte superiore di olio essenziale!

In effetti la stessa legislazione riconosce questa differenza. Gli oli essenziali che sono certificati come sicuri nell’assunzione come aromi alimentari non lo sono per assunzioni a dosi superiori.

L’utilizzo orale a scopo terapeutico è una cosa completamente differente. Dato che vengono assunte dosi significative della sostanza, ci deve essere una ragionevole certezza che l’olio sia sicuro alle dose usata, si dovranno usare le diluizioni e le forme galeniche appropriate.  Gli oli essenziali sono uno diverso dall’altro, ed alcuni possono contenere molecole tossiche anche a basse dosi, e la maggior parte contiene molecole che possono causare problemi se usate a dosi eccessive. Ecco quindi che soggetti in condizioni particolari, come bambini, donne incinte, anziani, soggetti allergici, dovrebbero prestare particolare attenzione all’utilizzo orale degli oli essenziali.

Inoltre, l’idea che gli oli essenziali, in quanto derivanti da una fonte naturale, non possano causare effetti avversi, è dl tutto infondata. Non solo perché non c’è nulla di intrinsecamente sicuro nei derivati vegetali (alcuni sono sicuri, altri no, la valutazione deve essere individuale), ma anche perché gli oli essenziali sono tra i derivati vegetali più attivi, e quindi potenzialmente anche più tossici.  Non dobbiamo dimenticare che l’assunzione di dosi rilevanti di oli essenziali pone un fardello sul fegato e sugli altri siti di detossicazione del nostro organismo.  Per il nostro sistema gli oli essenziali sono uno xenobiotico, una sostanza esterna al corpo che potrebbe essere pericolosa. Il nostro organismo la sottopone quindi a dei passaggi metabolici (nel  fegato, nell’intestino, nei polmoni e nella pelle) che dovrebbero ridurne la tossicità e renderli più idrosolubili ed eliminarli con le urine. Ma può succedere che qustye sostanze vengano poco o male metabolizzate, concentrandosi nel fegato e portando a tossicità (com enel caso dell’1,8-cineolo), oppure che vegnano metabolizzate ma che i metaboliti siano più tossici degli oli essenziali, e che possano esprimere la loro tossicità sul fegato (in quanto sito primario di detossicazione), oppure ancora che le operazioni di detossicazione affatichino il nostro sistema, rendendoci meno efficienti nel detossicare altre sostanze (magari riducendo le nostre scorte di glutatione epatico)

Vi è inoltre la questione molto importante della somministrazione e del tipo di veicolo utilizzato.  È ad esempio possibile utilizzare l’olio di menta piperita per bocca, e infatti esistono da anni sul mercato prodotti a base di olio di menta piperita con o senza olio essenziale di Carum carvi. Questi prodotti sono formulati in capsule gastroresistenti, ma assumere la stessa quantità di olio essenziale per bocca senza protezione porterebbe certamente a effetti avversi e irritazione.

Possibili effetti avversi acuti dell’ingestione

  • Irritazione, sensazione di bruciore
  • Reflusso gastroesofageo
  • Nausea
  • Diarrea
  • Elevazione enzimi epatici

Possibili effetti avversi cronici dell’ingestione

  • Patologie epatiche, tra le quali: tumore al fegato, fegato ingrossato, insufficienza epatica
  • Insufficienza renale

Conclusioni: qualsiasi atto terapeutico per via farmacologica, e quindi anche l’ingestione di quantità rilevanti di oli essenziali, include la possibilità di effetti collaterali, reazioni indesiderate, interazioni e tossicità.  Questo non significa che non si possano utilizzare, anzi, ma per farlo è necessario saper quali oli sono efficaci, quali sono sicuri, a quali dosaggi e in che forma galenica è meglio utilizzarli, e se il gioco vale la candela.  Consultate un professionista e diffidate di chi vi propone l’assunzione orale come panacea senza rischi.

È vero che non si possono mai usare oli essenziali sui bambini?

Risposta breve: NI

Risposta estesa.

Come nel caso dell’ingestione degli oli essenziali, l’argomento è complesso.  Bambini, anziani, donne in gravidanza ed allattamento, oltre a soggetti con problemi epatici ed altre condizioni croniche, sono soggetti verso i quali è necessario prestare particolare attenzione perché possono non essere in grado gestire gli oli essenziali come un soggetto “classico”.  Nello specifico, i bambini possono avere una pelle troppo sottile o non ancora completamente competente per affrontare molecole irritanti, il loro fegato può non essere in grado di metabolizzare alcune delle molecole degli oli essenziali, il loro sistema immunitario può essere in una fase nella quale è più pericoloso esporlo a stimoli immunitari potenzialmente ambigue e che potrebbero sensibilizzarli a vita, ecc. Le valutazioni di rischio-beneficio sono più difficili nei bambini, e non è detto che ciò che è un rischio accettabile in un adulto lo sia in un bambino.

Naturalmente questo non significa un bando assoluto nell’uso degli oli essenziali, anche perché ci sono più differenze tra un ragazzo di 13 anni ed un bambino di 1 anno, che tra il tredicenne ed un “adulto” di 18 anni.  

Come regola generale personale sconsiglio sempre l’utilizzo degli oli essenziali nei bambini fino ai 12 mesi di età, a meno che non siano valutati come necessari da un professionista, e sono convito che nella maggior parte dei casi fino ai 2 anni non c’è bisogno di utilizzarli ed è possibile sfruttare gli effetti a livello olfattivo in maniera del tutto sicura usando poche gocce disperse nell’ambiente. Ricordatevi che non è una buon’idea introdurre sostanze così potenti in maniera costante a livello della cute dei bambini piccoli. Come regola generale, ricordarsi che per i bambini è meglio non superare le 3-6 gocce di OE nell’arco delle 24 ore.

Oli essenziali conteneti 1,8-cineolo (eucaliptolo) e mentolo come menta spica, menta piperita, menta verde, eucalipto, rosmarino non devono mai essere messi vicino alle narici dei bambini piccoli. Vi sono casi riportati in letteratura ove l’effetto raffreddante rapido causato da questi OE ha provocato severi problemi respiratori e addirittura collassi.

Mai, in nessun caso, aggiungere OE puri direttamente nel bagnetto, potrebbero causare severe irritazioni degli occhi e della pelle.  Fate sempre attenzione che le vostre mani non conservino tracce degli oli essenziali puri prima di toccare il bambino o di lavarlo.

Per un elenco più esaustivo degli oli essenziali da NON usare, ecco un link ad una tabella (OE controindicati nei bambini) ricavata dal testo di Tisserand e Young (2014)

Qualità

Esistono oli essenziali di grado terapeutico? Sono gli unici a poter essere usati perché gli altri sono pieni di molecole di sintesi?

Risposta breve: NO

Risposta estesa: tra i tanti termini che vengono utilizzati per descrivere gli oli essenziali ultimamente ha iniziato a comparire il termine “grado terapeutico”, seguito da altri simili come: “grado terapeutico certificato”, “grado terapeutico puro certificato” “di livello terapeutico”, “grado clinico”, “grado farmaceutico”, tutti termini che sembrerebbero suggerire l’esistenza di una certificazione che garantisca il raggiungimento di uno standard, per l’appunto, terapeutico. Ovvero di uno standard relativo alla “efficacia nel curare le malattie”. Facciamo attenzione all’uso dei termini.  Una cosa è argomentare che gli oli essenziali siano farmacologicamente attivi (da questo punto di vista probabilmente la maggior parte lo sono almeno in minima parte), o addirittura che siano efficaci nel trattare dei disturbi o curare delle malattie (e certamente alcuni lo sono), tutt’altro discorso è dichiarare che il proprio prodotto possieda caratteristiche specifiche e certificabili che lo rendono terapeutico, a differenza di altri prodotti di altre ditte.

Su questo bisogna essere chiari: si tratta di pura retorica di marketing, retorica che si avvicina abbastanza alla fraudolenza e all’inganno del consumatore. Non esistono infatti istituzioni indipendenti ed autorevoli che possano, abbiano l’autorità e gli strumenti per decidere su degli standard che definiscano il “grado terapeutico” di un olio essenziale.  E quale potrebbe essere, d’altronde, uno standard terapeutico?  Se esistesse tale standard dovrebbe essere un set di indicazioni sulla composizione chimica dell’olio essenziale che garantisca un’efficacia su una specifica patologia misurata sulla base di dati clinici. Aiutiamoci con un esempio: come potremmo dichiarare che il nostro olio di lavanda è di grado terapeutico? Dovremmo prima di tutto definire meglio il senso del concetto “terapeutico”, dovremmo ridurre il ventaglio di possibilità e scegliere solo una indicazione, ad esempio la capacità dell’olio di lavanda di ridurre l’ansia, perché lo standard utile a descrivere l’efficacia come ansiolitico non è lo stesso utile a descrivere l’efficacia come antisettico.

Di seguito dovremmo analizzare la letteratura scientifica per vedere se la lavanda è in grado di trattare l’ansia, e se ci sono indicazioni su quali molecole nell’olio di lavanda siano responsabili di questa attività, e se ci sono indicazioni sulla percentuale alla quale queste molecole mostrano l’attività nel contesto dell’olio essenziale.  A questo punto, ma solo a questo punto, potrò dire che l’olio di lavanda con le caratteristiche appena descritte, ovvero che corrisponde a quello utilizzato negli studi clinici, è un olio in grado di svolgere un’attività terapeutica. Non è quindi un’agenzia, un istituto, a dire quale sia lo standard terapeutico, bensì la comunità scientifica, attraverso i canali di comunicazione tipici, ossia gli articoli scientifici pubblicati da riviste riconosciute. 

Certamente possiamo immaginare un’agenzia che raccolga tutti i dati scientifici, li riassuma ed istituisca degli standard (sempre però temporanei, visto il perenne progredire della ricerca) chiari che indichino le condizioni minime per poter parlare di efficacia.  Ma al momento un’agenzia di questo tipo non esiste, e comunque, anche se esistesse, avrebbe poco da dire. Infatti la ricerca sugli oli essenziali, per quanto decuplicata negli ultimi anni, è ancora lontana dal poterci indicare con sicurezza quali siano le molecole responsabili per l’attività biologica. 

Ecco quindi che chi vanta che i propri oli essenziali (e solo i propri) siano di grado terapeutico, inganna due volte, sia perché usa uno standard non esistente, sia perché non dice che per la maggior parte degli oli essenziali non sappiamo ancora quale siano le molecole importanti. Per non menzionare il fatto che potenzialmente ci possono essere standard terapeutici multipli per ogni olio essenziale, uno per ogni attività (come dicevo più sopra, in linea di principio non è detto che le molecole importanti per l’attività ansiolitica siano importanti per l’attività antimicotica).

In qualche occasione qualche ditta, in assenza di un organo certificatore per la qualità terapeutica, se lo è inventato. Ecco allora che si troverà in rete o si alcuni testi la citazione al ruolo dell’AFNOR, che darebbe patenti di qualità terapeutica. In particolare è stato spesso scritto che AFNOR ( e ISO) pubblicherebbero degli standard per distinguere oli essenziali di grado terapeutico, o di grado A, da oli di grado inferiore, non terapeutico, divisi in grado B e C.  Nulla di più falso, come dichiarato dallo stesso AFNOR.  L’AFNOR è un ente privato di certificazione di qualità francese (Association Française de Normalisation), membro del direttivo ISO (International Standard Organization). Il compito dell’associazione, relativamente agli oli essenziali, è produrre gli standard industriali per il commercio degli stessi. Standard che devono servire ad evitare adulterazioni o sostituzioni di un olio con un altro.  AFNOR non certifica nessun tipo di Grado, sia esso terapeutico o A, B o C.

Quanto all’argomento che gli oli non certificati terapeutici sarebbero pieni di molecole di sintesi, il discorso non sta in piedi, ed è nuovamente uno stratagemma marchettaro per ingannare i consumatori e vendere di più. Per saperne di più vi rimando alla domanda: “È vero che non si dovrebbero usare sulla pelle oli che non siano autorizzati per l’uso interno?”.

Tutti questi falsi argomenti si basano sull’idea che marchi e registrazioni sarebbero il metodo migliore per assicurare la qualità di un prodotto. Ma anche se queste certificazioni esistessero, è il concetto ad essere sbagliato. Gli standard di fine filiera, com ad esempio una analisi gas-cromatografica, sono certamente importanti, ma non sostituiscono il controllo della filiera. Quanto più una compagnia ha il controllo della filiera tanto più è capace di controllare i punti critici della qualità, e può mostrarli apertamente al consumatore, come può succedere ad esempio nel caso di compagnie di produzione diretta.

È vero che se un olio è puro al 100% è della migliore qualità? E che non può fare male?

Risposta breve: NO

Risposta estesa

Possiamo dare una definizione abbastanza chiara e lineare di cosa intendiamo per puro riguardo agli oli essenziali: un olio essenziale è puro quando è identico al materiale ottenuto grazie all’apparato di produzione (distillatore a vapore o macchina spremitrice per le bucce degli agrumi), al netto di semplici operazioni meccaniche di filtraggio. Detto questo, un prodotto puro può essere di bassa qualità, perché non c’è un legame tra i due concetti. Posso distillare lavanda pura al 100%, ma la qualità dell’olio deriverà da altri fattori: da dove vien la pianta, quando è stata raccolta, come è stata distillata, per quanto tempo, in acqua o in corrente di vapore, ecc.  Oltre al fatto che il concetto di qualità è sempre dipendente dal contesto di utilizzo, quindi è variabile e non fisso.

Ecco allora che se il termine puro non è accompagnato da garanzie più solide, e se non è associato anche ad una ricerca della qualità, si riduce ad un mero strumento di marketing.

Inoltre il legame con la sicurezza è ancora più labile. Puro significa che contiene tutte le molecole che dovrebbe contenere, e se tra queste molecole ce ne sono di pericolose, di tossiche, come il tujone o il β-asarone, l’olio puro sarà tossico, mentre l’olio “ritoccato” in modo da eliminare le molecole pericolose sarà certamente meno tossico. Rilevante è invece la diluizione: gli olii essenziali devono sempre essere diluiti, come misura precauzionale generica, e la diluizione può rendere un olio più sicuro.

Commerciale ed amministrativo

È possibile pagare con assegni?

No, non si può pagare con assegni, ma soltanto con paypal oppure carta di credito (servizio verificato paypal).

È possibile pagare per telefono o per mail?

Per ordini con particolari richieste di quantità (imbottigliamento diverso rispetto a quello proposto sul sito) potete contattarci via email. Un eventuale ordine sarebbe poi gestito al di fuori del sito internet. Pagamenti attraverso telefono o email non si possono fare.

Posso spedirvi per mail i dettagli della mia carta di credito?

Assolutamente no! I dettagli della carta di credito sono privati e il pagamento per ordini fatti sul sito www.gadoi.it devono essere fatti nell’area sicura paypal.

Quanto tempo ci vorrà perché il mio ordine venga evaso?

Entro 2/3 giorni l’ordine sarà evaso.

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Spedite in tutto il mondo?

Si spediamo in tutto il mondo. Inserendo i dati nell’indirizzo di consegna vengono calcolati i costi di spedizione. Potete visionare i costi di spedizione nella sezione Termini e condizioni di vendita

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Come impacchettate gli oli?

Utilizziamo del film pluriball (millebolle) e dei cartoni resistenti per trasportare la nostra merce. Tutto il ns. materiale di imballo viene integrato da imballo di riciclo, cioè da materiale che ci viene mandato dai nostri fornitori.

Che tipo di contenitori usate per le spedizioni all’ingrosso?

Utilizziamo bottiglie di vetro da 100ml, 250ml, 500ml e 1000ml di vetro scuro. Tutti i nostri contenitori sono idoneo al contatto con alimenti.

Avete una politica dei resi?

Come previsto dalla legge ed indicato nelle condizioni di vendita potete recedere dall’acquisto entro 10gg lavorativi dall’acquisto, fatto che la merce sia integra.

Vendete buoni regalo?

Non vendiamo buoni regalo

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