Errori di distillazione

C’è un modo giusto ed uno sbagliato di distillare?

Facciamo un esempio: la distillazione in acqua viene spesso considerata un metodo obsoleto a parte i casi particolari già discussi sopra, perché tende ad avere una resa in olio essenziale più bassa, tende a “perdere” molti composti ossigenati, e a facilitare i processi di idrolisi. Detto questo, se chi distilla è interessato ad ottenere un’acqua aromatica il più possibile profumata, carica di molecole odorose, allora la distillazione in acqua potrebbe essere quello che desidera. Infatti quelle molecole “perse” dall’olio essenziale si ritrovano nell’acqua aromatica, e quindi un abbassamento in qualità da un lato può essere un guadagno dall’altro. Lo stesso può dirsi per la distillazione mista acqua e vapore.  

Un altro esempio è quello della distillazione di materiali profumati molto delicati e termolabili (sensibili al calore).  In questo caso abbassare la temperatura è desiderabile. Un metodo usato per abbassarla è quello di distillare a pressione ridotta, ma per fare questo è necessario un distillatore speciale, completamente isolato dall’ambiente e con una pompa per abbassare la pressione all’interno. Ma anche senza andare così distanti, possiamo comunque ridurre di qualche grado la temperatura del vapore se distilliamo in acqua e vapore piuttosto che distillare con vapore indiretto. Questo perché il vapore indiretto, generato cioè da una caldaia esterna ad una certa pressione (di solito tra i 2 e i 5 bar) arriva nell’alambicco a pressione e temperatura elevate. Appena entra nell’alambicco la pressione si equalizza e la temperatura scende, ma tende a rimanere un paio di gradi °C superiore a quella del vapore generato nel distillatore in acqua e vapore.  Inoltre il vapore di un generatore esterno tende sempre ad essere più secco degli altri, ed in alcuni casi (ad esempio materiale vegetale già secco) questo può essere un fattore negativo.

possibili errori di distillazione

Fatte queste puntualizzazioni, ci sono però parametri generali abbastanza chiari che indicano quando una distillazione è fatta male. In genere se la mia pianta è molto ricca in esteri, che sono molecole molto profumate, come ad esempio nel caso di una lavanda vera di alta montagna, con un tenore di acetato di linalile molto elevato, distillare in acqua per un periodo molto prolungato è sempre più dannoso che distillare in acqua e vapore o in vapore indiretto. Questo perché nel distillare in acqua i fenomeni di idrolisi “rompono” le molecole di acetato di linalile (pregiate dal punto di vista olfattivo) in molecole di acido acetico e linalolo (meno pregiate), portando il profilo chimico della lavanda pregiata ad assomigliare al profilo del lavandino, una pianta decisamente meno pregiata.

Altrettanto sbagliato è caricare il distillatore senza prestare sufficiente attenzione a come viene compattato il materiale.  Se il materiale non ha una densità omogenea e non è stato pressato bene, il vapore tenderà a trovare dei percorsi preferenziali “tra” il materiale invece che “attraverso” il materiale, dei camini di uscita del vapore che creano delle sacche di materiale non attraversato dal vapore. Succederà quindi che non tutto l’olio essenziale verrà estratto. 

Un altro errore classico è quello di distillare per troppo poco tempo. Quando questo succede, non solo si ha una perdita quantitativa, perché una parte dell’olio essenziale rimarrà nel materiale vegetale, ma anche una perdita qualitativa, perché quelle che rimangono nel materiale vegetale sono le molecole più pesanti, spesso i sesquiterpeni, e questo significa che l’olio ottenuto non avrà tutto lo spettro di molecole presenti, con un impoverimento del profumo e possibilmente una riduzione della sua efficacia.

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