Cosa è un olio essenziale?

Che cosa è un olio essenziale?

Le definizioni, nel caso degli oli essenziali, sono utili ed importanti perché possono aiutare una persona non esperta a districarsi tra le tante informazioni che si leggono e si sentono, tra i vari prodotti “aromatici” presenti sul mercato, ed anche perché servono a delimitare un campo di discussione e di ricerca. La definizione che preferisco è la seguente:

Deve intendersi per olio essenziale il prodotto idrofobo della distillazione in corrente di vapore delle piante aromatiche, oppure, ma solo nel caso speciale delle bucce degli agrumi, il prodotto idrofobo della spremitura a freddo.  Normalmente il termine si riferisce al prodotto ottenuto dall’estrazione di una singola droga, dove per droga si intenda un organo o tessuto di una singola specie botanica.

Vediamo di spiegare meglio questa definizione. Intanto notiamo subito che è una definizione di tipo procedurale, ossia non parla del contenuto, della natura dell’olio essenziale, bensì parla di quali siano le procedure adatte a produrlo. In particolare ci dice che (1) esistono due procedure accettate, la distillazione in corrente di vapore (vedi più avanti il capitolo 2 per una spiegazione più dettagliata del processo) e la spremitura delle bucce degli agrumi. Ci dice anche che queste procedure vanno effettuate (2) su materiali vegetali e non, ad esempio, animali o minerali. Spiega inoltre che l’olio essenziale è (3) idrofobo, ossia non si mescola con l’acqua. Una aggiunta alla definizione (non stringente quanto i tre punti appena visti, ma molto importante) ci informa che di norma gli oli essenziali (4) vengono estratti da una singola parte di una specifica pianta, ad esempio dai fiori d’arancio, o dalla corteccia di cannella, o dai frutti di anice. Da questo punto di vista l’olio di foglia di cannella è distinto da quello di corteccia di cannella, e foglie e cortecce non si distillano insieme.

Quanti metodi?

La definizione che vi ho offerta è simile ma non coincidente con quella redatta dall’Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione (ISO) e dalla sua branca francese (AFNOR). La loro definizione di olio essenziale infatti è: 

un prodotto ottenuto a partire da una materia prima vegetale grezza, sia per distillazione con vapore o in acqua, sia con dei processi meccanici a partire dall’epicarpo dei frutti del genere Citrus, sia per distillazione a secco

In questa definizione potete notare come venga citato un terzo metodo di produzione, la distillazione secca, che viene anche chiamata distillazione distruttiva, pirogenica o empireumatica, e che si usa per “distillare” materiale legnoso, in particolare:

  • legno di betulla (Betula pendula), 
  • legni di ginepro, quali il ginepro rosso (Juniperus oxycedrus), il ginepro fenicio (Juniperus phoenicea) ed il ginepro sabina (Juniperus sabina).

Nonostante il nome, questa distillazione è molto differente dalla distillazione in corrente di vapore. Mentre infatti in quest’ultima il materiale vegetale viene attraversato da una corrente di vapore acqueo che “strappa” gli oli essenziali alla pianta e li trasporta verso l’alto, nella distillazione secca il materiale da distillare viene bruciato ad altre temperature e si raccolgono i fumi della combustione, per ottenere una sostanza densa e mielosa, detta catrame.  Questo catrame contiene prodotti derivanti dalla degradazione dell’olio essenziale, e fenoli (in particolare idrocarburi aromatici policiclici), alcuni dei quali, ad esempio il benzo-alfa-pirene, sono dei cancerogeni.

Ecco perché la comunità degli aromaterapeuti non accetta l’ultima parte della definizione ISO.  Semplificando la definizione data precedentemente, potremmo dire allora che:

Un olio essenziale è quella sostanza non solubile in acqua che si ottiene quando distilliamo in corrente di vapore una pianta aromatica (oppure quando spremiamo a freddo la buccia degli agrumi)

Concludendo, tutto questo significa che “oli essenziali” ottenuti attraverso l’utilizzo di solventi (CO2, benzene, toluene, acetone, etanolo, esano ecc.), oppure per distillazione secca o distruttiva, oppure per distillazione molecolare (vedremo più avanti cosa sia) non sono da considerarsi veri oli essenziali.

Perché si chiamano oli essenziali?

Terminiamo questa sezione cercando ci capire da dove venga il termine olio essenziale, che tante volte ha portato a incomprensioni  dubbi. Infatti nonostante il termine “olio” ci possa ingannare, gli oli essenziali non sono dei grassi, dei lipidi, non hanno nulla a che vedere con l’olio di mandorle o di oliva.  Il fatto che siano stati chiamati così non ha a che vedere con la loro natura grassa bensì con il fatto che una volta distillati si separano e galleggiano facilmente sull’acqua (come i grassi) ed anche che si dissolvono facilmente in olio, ossia che hanno natura idrofobica/lipofilica.

E perché si chiamano “essenziali”? Intanto dobbiamo sottolineare come il termine essenziale non sia l’unico utilizzato. Esistono altre denominazioni, ad esempio olio etereo (ossia tenue, imponderabile) ed olio volatile, termini che chiaramente identificano la natura volatile della sostanza e l’impalpabilità dell’aroma che ne deriva. Ma è indubbio che il termine “essenziale” sia il più comunemente usato, e vale quindi la pena chiarirne l’origine. 

L’uso del termine risale probabilmente al periodo Rinascimentale, nell’ambito dello sviluppo delle tecniche di distillazione in campo alchemico. Gli alchimisti, fin dai tempi antichi, avevano sviluppato il concetto che i quattro Elementi della teoria galenico-umorale (la teoria medica che ha dominato la civiltà occidentale dall’Antichità fino al Seicento) contenessero in se un quinto elemento (la quinta essentia, o coscienza, pensiero, amore, etere universali) che sola poteva spiegare le varie propensioni degli Elementi.  La distillazione, essendo un processo con il quale “si purifica il grossolano dal sottile” ossia si separano le sostanze non volatili da quelle volatili,  doveva servire ad evidenziare la quint’essenza in ogni manifestazione terrestre, a rendere il corruttibile incorruttibile o, in linguaggio traslato, ad “estrarre il significato essenziale di qualcosa”.

Ecco allora che il termine “essenziale” starebbe ad indicare la natura incorruttibile e basilare dell’olio aromatico estratto dalle piante.

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